
Ora all’appello di Bruxelles manca la cavalleria dei mercati finanziari. La sua discesa in campo è invocata pressoché quotidianamente dall’opposizione e dalla grande stampa italiana. Dopo la preannunciata bocciatura della Commissione europea alla manovra di bilancio italiana, si apre la partita vera tra Bruxelles e il Governo gialloverde. Le alternative sono due: si avrà un grande attacco della speculazione finanziaria contro l’Italia per ripetere lo scenario del 2011 che portò alle dimissioni del Governo Berlusconi per poi cercare di formare un Governo tecnico sotto la guida di Carlo Cottarelli (che viene invitato un giorno sì e l’altro pure dalle televisioni italiane) oppure si andrà verso una tregua armata o un compromesso che permetta di salvare la faccia sia dei commissari europei sia dei penta stellati e dei leghisti italiani.
Oggi come oggi appare molto difficile scommettere su una delle due alternative. Lo scontro frontale contro la coalizione gialloverde presenta molti pericoli. Partiamo da quelli di minore portata. Il primo problema è politico, ossia conviene all’establishment europeo arrivare alle elezioni di maggio per il rinnovo del Parlamento europeo nel pieno (o dopo) uno scontro frontale tra Bruxelles e Roma. A mio parere, converrebbe a Bruxelles, se fossero soddisfatte alcune condizioni. La prima è il disgregarsi della coalizione gialloverde, che può essere possibile solo con il distacco della corrente grillina, che fa capo al Presidente della Camera Fico e che è insofferente a Matteo Salvini. Questa mi pare un evento altamente improbabile, poiché verrebbero additati da traditori se la spaccatura avvenisse nel pieno di un grande attacco della speculazione contro l’Italia. Questa condizione è fondamentale, poiché senza la spaccatura dei grillini non vi è alcuna maggioranza parlamentare per formare un Governo tecnico sotto la guida di Carlo Cottarelli. Dunque in vista delle elezioni di maggio all’establishment converrebbe una chiara sconfitta della coalizione gialloverde, ma sarebbe invece devastante arrivare al rinnovo del Parlamento europeo con uno scontro ancora in corso tra Roma e Bruxrelles.
A questo grande ostacolo politico se ne aggiunge uno economico. Gli italiani, troppo presi dalle vicende interne, stanno trascurando i tremolii delle borse occidentali e il rapido crescere del pessimismo riguardo alle prospettive dell’economia mondiale. A livello internazionale siamo prossimi ad una nuova tempesta perfetta di proporzioni ancora più gravi di quella del 2008. A scatenare il caos, basta probabilmente solo una miccia e questa potrebbe essere costituita da uno scontro a tutto campo tra Bruxelles e Roma con le conseguenti fibrillazioni dell’intera area dell’euro. Infatti se si analizza l’andamento della borsa di Milano, si nota che il calo dell’indice è simile a quello delle altre borse. Se si analizza lo spread, ossia la differenza tra i rendimenti delle obbligazioni statali italiane a 10 anno e quelle tedesche, si nota che esso pare per il momento ruotare attorno ai 300 punti base. E’ certamente alto e soprattutto più alto di quello della Spagna e del Portogallo, ma non è ancora esploso, come accadrebbe se ci fosse un attacco all’Italia.
Dunque, vi sono numerose controindicazioni ad un attacco finanziario destinato a far saltare questo Governo e a rimettere in riga l’Italia.
Non su deve quindi escludere l’ipotesi di un compromesso tra Bruxelles e Roma, anche se sia Luigi Di Maio sia Matteo Salvini hanno ripetuto più volte che non arretreranno di un centimetro e non si piegheranno ai diktat europei. Quindi sembrerebbe improbabile un compromesso. Forse una via di uscita esiste: alla Commissione potrebbero bastare dimostrazioni di buona volontà, come qualche taglio di spesa qua e là, e soprattutto l’impegno di Conte di intervenire nel corso dell’anno prossimo se la crescita economica non dovesse corrispondere alle previsioni e se quindi il deficit pubblico italiano fosse destinato a superare il 2,4% del PIL. Questo impegno potrebbe essere considerato dalla Commissione europea come una clausola di salvaguardia. Infatti a Bruxelles sanno benissimo che non fa paura la minaccia di avviare una procedura contro l’Italia per infrazione delle regole europee . Questa procedura ha infatti tempi lunghissimi e non spaventa certamente né Di Maio né Salvini.
Per tutte queste considerazioni non mi sento di fare previsioni, ma ritengo più probabile che l’establishment europeo non lancerà un attacco speculativo in grande stile contro l’Italia prima delle prossimi elezioni europee.
Alfonso Tuor
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