
Lo abbiamo atteso, è innegabile. Tarantino è e resta uno dei più grandi registi dei nostri tempi e la lunga colonna che voleva accedere alla piazza del ‘72esimo Pardo è forse il più grande omaggio che Locarno gli abbia mai fatto.
Leonardo Di Caprio e Brad Pitt in questo film se la giocano bene: il primo quale attore di film western che non è mai riuscito a decollare, il secondo come controfigura del primo. I due vivono nella Hollywood del ‘69, quella un’ po’ eclettica, stilosa. Dobbiamo essere sinceri: a dire il vero ne sono ai margini, al contrario dei loro vicini (casa Polanski) un po’ hippie ‘fighi’ che sono all’apice del successo.
Il film continua con una giostra di film anni ‘50 e ‘60 dove attore e controfigura compaiono qui e lì parlando della loro carriera (con chiaramente rimandi all’opera di Quentin stesso ed ad altri classici su celluloide; una chicca è Di Caprio che è all’interno del originale ‘ La grande fuga’ ).. Bello se non fosse troppo dispersivo: Leo col lanciafiamme è divertente tanto quanto Pitt che le suona a Bruce Lee (non vi dico di più, è forse una delle scene più belle del film), ma alla lunga la cosa stanca in fretta. Ed un film che inizia bene diventa una palla di due ore.
Poi alla fine arrivano gli hippie (quelli veri, un po’ brozzi, tossici e parassiti) ed il resto sarebbe spoiler.
Tarantino ha deciso di rifare un film ucronico, il che non sarebbe malaccio se non fosse che per apprezzarlo a pieno uno spettatore dovrebbe essere in primis un fan sfegatato (e siamo gentili, l’asticella è alta) dei classici (con B-movies inclusi) dagli anni ‘40 agli anni ‘70, in secundis aver scritto la guida Loneey Travel di Los Angeles aggiornata con il tour delle star defunte, l’appendice dei luoghi che hanno fatto la storia del cinema che buona parte del mondo ha dimenticato ed il corollario sulle biografie delle comparse degli stessi. Il risultato ? Persone che dormivan qui e lì, altri che scrivevano sul natel.. L’evento era essere presenti alla prima, più che gustarsela.
Il regista in questo film espone i suoi fetish per gli spaghetti western e le arti marziali (si, anche per i piedi delle attrici), ma lo fa in modo ironico, quasi dispregiativo... Non sappiamo se sia un segno o semplicemente la volontà di non infrangere il politically correct, ma ne prendiamo nota.
Da citare una Sharon Tate vagamente nello stile Nancy Sinatra (title track di Kill Bill Vol1), un Polanski che come nell’edizione del Pardo di qualche anno fà è piuttosto evanescente (sì siamo cattivi): semplicemente è uno dei vari personaggi che fanno ambientazione ma non prevalicano mai i due protagonisti, il che non guasta.
Conoscendo Tarantino ci saremmo aspettati Charles Manson con la tavola da surf, in realtà lo si può notare con un furgone dei gelati scassato. Peccato perchè un cattivone serve sempre nei film, ed una cosa che il nostro affezionato sa fare è trasformare le canaglie in ..amabili canaglie.. Dov’è Charlie, tutti si domandano ?
Colonna sonora ricercata (i primi Deep Purple, Mamas & Papas tra gli altri), una discreta cura dei dettagli (abbiamo notato alcuni errori sui props, ma è comprensibile).
Da vedere se vi piace Tarantino ed odiate gli hippies, ma non aspettatevi una trama (?) sofisticata, grandi colpi di scena e carneficine. Carneficine che sotto sotto, piacevano un po’ a tutti e qui si riducono in carne in scatola.
Possiamo concludere asserendo che questo film è stato fatto per piacere a Tarantino più che al pubblico. Che sia l’inizio di una nuova era per il regista ?
M.P.Taiana
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