
A due anni dal suo inizio, la pandemia continua a mettere pesantemente in difficoltà i servizi sanitari in tutto il mondo, incidendo su tutti gli aspetti dell’assistenza. È quanto emerge da un rapporto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità condotto in 129 Paesi del mondo. Il rapporto (Third round of the global pulse survey on continuity of essential health services during the COVID-19 pandemic) presenta i dati della terza rilevazione di questo tipo condotta dall’inizio della pandemia e conferma livelli di sofferenza analoghi a quelli riscontrati nelle indagini precedenti, ad agosto 2020 e a inizio 2021. Dei 129 Paesi analizzati, solo l’8% non lamenta sofferenze in nessun ambito dell’assistenza sanitaria come conseguenza della pandemia. Tutti gli altri sono in affanno, seppure con diversi livelli di gravità: il 20% riporta problemi in meno del 25% dei settori dell’assistenza sanitaria; il 29% nel 25-49% dei settori; il 24% nel 50-74% dei settori; il 18% dei Paesi ha difficoltà nel 75-100% dei settori.
Le aree in cui la pandemia si è più fatta sentire sono gli interventi programmati: che si tratti di visite specialistiche, interventi in elezione, appuntamenti fissati con il proprio medico di famiglia, in oltre il 50% dei Paesi si riscontrano difficoltà a garantire questo tipo di servizi. Di tenore comparabile è l’impatto della pandemia sui servizi di riabilitazione (lamentati nel 52% dei Paesi) e sulle cure palliative (44%). In molti casi, tuttavia, sono intaccati anche servizi in urgenza: il 23% dei Paesi segnala qualche difficoltà a effettuare interventi chirurgici d’urgenza (in un terzo dei casi le difficoltà riguardano più della metà degli interventi), il 32% con i pronto soccorso, il 36% con le ambulanze.
“A due anni dall’inizio della pandemia, ci si aspetterebbe di trovare i sistemi sanitari in varie fasi di ripresa o transizione oltre la fase acuta della pandemia di Covid-19. I risultati suggeriscono che non è così e che il Covid continua a sfidare i sistemi sanitari e ad interrompere i servizi essenziali in quasi tutti i Paesi del mondo”, conclude il rapporto, che tuttavia accerta l’impegno di molti Paesi nell’affrontare non solo la sfida nel breve termine, ma anche di adottare strategie di lungo termine “per costruire la resilienza dei servizi sanitari e rafforzare la loro preparazione per future emergenze sanitarie”.
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