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Nuove bolle per uscire dalla crisi
Redazione
14 anni fa
E' la strada seguita dagli USA che sta facendo risollevare Wall Street e mercato immobiliare, ma porterà ad una nuova crisi finanziaria

La continua stampa di moneta sembra cominciare a produrre risultati. È quanto si può intravedere dai dati economici che giungono dagli Stati Uniti. I risultati sono quelli auspicati dalle autorità monetarie: creare nuove bolle speculative per superare la superare la crisi, come già si fece all’indomani del crollo delle borse avvenuto all’inizio di questo secolo. Ed infatti sono sempre più evidenti i segnali in questo senso che giungono da Wall Street e ora anche dal mercato immobiliare. Si tratta di segnali di una ripresa sana e duratura? Vi è più di un motivo per dubitarne. Come noto, la politica economica americana dopo la crisi finanziaria del 2008/2009 si è mossa lungo due direzioni. Da un canto, una politica monetaria molto espansiva con tassi di interesse di poco superiori allo zero e con l’offerta di grandi quantità di moneta, dall’altro una politica fiscale accomodante. Infatti dopo il pacchetto di rilancio varato dall’amministrazione Obama nel 2009 non vi è stato alcun intervento per ridurre un deficit federale che si aggira attorno al 10% del PIL statunitense. Questo mix di politica economica ha permesso all’economia statunitense di crescere a tassi molto modesti senza riuscire a ridurre in modo sostanziale la disoccupazione, come ha dichiarato lo stesso presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke. Come noto, la politica fiscale è rimasta “bloccata” anche a causa della forte contrapposizione tra democratici e repubblicani. Ma questa situazione di stallo non è destinata a continuare a lungo. Infatti alla fine di quest’anno vi sarà un nuovo confronto tra i due partiti che si trovano di fronte all’alternativa di raggiungere un accordo oppure di far scattare tagli della spesa e aumenti delle tasse automatici dell’ordine del 4% del PIL statunitense che farebbero precipitare il Paese in recessione. E’ facilmente prevedibile che un’intesa verrà trovata (magari all’ultimo minuto) per evitare che il Paese cada in quello che è stato chiamato il “burrone fiscale” (Fiscal Cliff). Nel frattempo, la Federal Reserve ha deciso di continuare a comprare sul mercato secondario le obbligazioni in cui sono impacchettati i mutui immobiliari nel terzo programma di Quantitative Easing. Gli acquisti procedono al ritmo di 40 miliardi di dollari il mese. L’iniezione di questa nuova liquidità nel sistema e la garanzia di Ben Bernanke che i tassi di interesse non verranno alzati presto stanno favorendo il rialzo di Wall Street, il risanamento dei bilanci bancari e anche una ripresa del mercato immobiliare. In pratica si sta di nuovo artificialmente puntando sul miglioramento di variabili finanziarie per rilanciare l’economia. Per essere più chiari, si spera attraverso il rialzo del corso delle azioni e la ripresa dei valori immobiliari di spingere gli americani a riprendere a consumare alla grande per rilanciare l’economia. Se l’operazione (come sembra) dovesse cominciare a funzionare, potrebbe assumere velocità e forza e quindi creare nuove pericolose bolle speculative che ci porterebbero a nuove gravi crisi. Anzi, sembra che le cose stiano già così. Le banche stanno vendendo alla Federal Reserve i titoli in cui erano impacchettati i mutui ipotecari e altri debiti, realizzando anche buoni utili. Esse inoltre sono piene di liquidità. Quindi, soprattutto le grandi banche americane, che hanno di fatto monopolizzato il mercato ipotecario statunitense, stanno di nuovo spingendo l’erogazione di nuove ipoteche. Esse sono favorite anche dal basso livello dei tassi. Fino a qui nulla di grave, ma sembra che siano riprese anche le pratiche discutibili del passato.

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