
“Vogliamo assicurarci che l’Afghanistan non sia più un campo di battaglia”. Lo ha affermato il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid nella sua prima conferenza stampa. “Abbiamo perdonato tutti coloro che hanno combattuto contro di noi. Le animosità sono finite. Non vogliamo nemici esterni o interni”, ha assicurato. “Ci impegniamo per i diritti delle donne all’interno della Sharia. Lavoreranno fianco a fianco con noi. Non ci saranno discriminazioni”, ha aggiunto Zabihullah Mujaid. “Nessuno sarà danneggiato, non vogliamo avere problemi con la comunità internazionale”, ha aggiunto il portavoce dei talebani, precisando tuttavia che “abbiamo il diritto di agire secondo i nostri principi religiosi. Altri Paesi hanno approcci e regolamenti diversi, e gli afghani hanno il diritto di avere le proprie regole in accordo con i nostri valori”.
I talebani sono stati costretti ad entrare a Kabul per evitare il caos, ha sottolineato il portavoce del movimento nella prima conferenza stampa dopo la presa della capitale afghana. “Il nostro piano era di fermarci alle porte di Kabul in modo che il processo di transizione potesse essere completato senza intoppi. Ma sfortunatamente il governo precedente era così incompetente e le loro forze dell’ordine non potevano fare nulla per garantire la sicurezza. Dovevamo fare qualcosa”, ha aggiunto. “Siamo dovuti entrare a Kabul per garantire la sicurezza dei cittadini”.
Dal canto suo il primo ministro britannico Boris Johnson ha detto che il riconoscimento della “legittimità” di un prossimo governo guidato dai Talebani in Afghanistan non è escluso a priori, ma sarà “soggetto al rispetto da parte loro degli standard internazionalmente concordati sui diritti umani e dell’inclusione”. Secondo quanto riferisce Downing Street, BoJo ha peraltro ribadito che l’eventuale riconoscimento andrà concesso “su basi internazionali, non unilaterali”.
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