Cerca e trova immobili
Magazine
Non è spento l'incendio che sta bruciando l'euro
Redazione
15 anni fa
La Germania, durante il vertice europeo, ha imposto un Patto fiscale che i Paesi deboli europei non riusciranno mai a rispettare

Il vertice europeo non ha preso alcuna decisione che possa arrestare il processo di disintegrazione del Sistema monetario europeo. Infatti a Bruxelles non è stata adottata alcuna misura che possa spegnere o almeno contenere l’incendio che ha cominciato a bruciare la credibilità dei Paesi europei in difficoltà. D’altro canto, il Patto fiscale imposto dalla Germania e accettato dagli altri leader europei, ad eccezione del primo ministro britannico David Cameron, prefigura quelle che dovrebbero essere le regole di Eurolandia, ma ha scarse possibilità di essere ratificato dai Parlamenti nazionali, poiché riduce drasticamente la sovranità nazionale di ogni Paese. Ma procediamo con ordine. Le vere misure di emergenza sono state demandate alla Banca centrale europea. Quest’ultima alla vigilia del vertice ha deciso di abbassare i tassi europei all’1% e soprattutto ha deciso di concedere alle banche prestiti illimitati della durata di tre anni, accettando in pegno (come collaterale) anche titoli di scarsa qualità. In questo modo l’Europa spera di invogliare le banche con la prospettiva di consistenti guadagni ad indebitarsi all’1% presso gli sportelli di Francoforte e di usare questi capitali per acquistare titoli statali, che come quelli italiani offrono rendimenti che si aggirano attorno al 6%. Il risultato di questa operazione è che il legame tra crisi dei debiti sovrani e sistema bancario rischia di diventare ancora più stretto. Funzionerà questa operazione? Vi è più di un motivo per dubitarne. A Bruxelles comunque i leader europei hanno cercato indirettamente di sostenerla, promettendo che le banche non avrebbero più pagato il prezzo di eventuali nuove ristrutturazioni dei debiti pubblici, come è i nvece è accaduto nel caso della Grecia. La prova del fuoco dell’efficacia dello scudo della Banca centrale europea saranno le grandi aste che sia l’Italia sia la Spagna organizzeranno all’inizio dell’anno prossimo per rinnovare i titoli in scadenza. Il timore maggiore è rappresentato dal fallimento di una di queste aste che farebbe schizzare i rendimenti dei titoli statali, chiudendo di fatto l’accesso al mercato da parte di Roma e/o Madrid. Le munizioni per fronteggiare questo rischio sono insufficienti. A Bruxelles si è infatti deciso di aumentare di 200 miliardi le risorse a disposizione del Fondo Monetario Internazionale (ma i capitali dell’FMI non basterebbero a spegnere l’incendio) e a spingere il Fondo Salva-Stati, che dovrebbe essere sostituito l’estate prossima da un nuovo Fondo monetario europeo, ad aumentare la propria potenza di fuoco raccogliendo capitali sul mercato. La realtà è che i fondi a disposizione sono insufficienti e che le misure adottate non sono state considerate sufficienti dai mercati finanziari. Quindi, il rischio di un fallimento di un asta italiana o spagnola potrebbe scatenare il pandemonio. All’orizzonte si stagliano però nuovi provvedimenti di emergenza della Banca centrale europea. Infatti le parole del presidente Mario Draghi hanno chiaramente lasciato intendere che la Bce potrebbe mettersi a stampare grandi quantità di euro per poi acquistare titoli statali, se le linee di credito concesse alle banche non si rivelassero sufficienti. Il Quantitative Easing europeo sarebbe giustificato dall’obiettivo della Bce di mantenere la stabilità dei prezzi. Mario Draghi ha infatti detto che “L’obiettivo della stabilità dei prezzi deve essere inteso nelle due direzioni”, ossia la Banca centrale europea è chiamata a combattere l’inflazione, ma anche la deflazione, ossia il calo dei prezzi. Il presidente della Bce ha aggiunto che l’economia europea sta rallentando fortemente e che rischia di finire in recessione. Il pericolo della recessione, combinato con le politiche di austerità seguite da molti Paesi, potrebbe far correre all’Europa il pericolo di una deflazione. Accertato questo rischio, la Bce sarebbe pronta a combatterlo stampando grandi quantità di euro. La strategia di monetizzare il debito, che viene ventilata da piu’ parti, deve pero’ fare i conti con

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata