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Non è solo la Cina a scuotere i mercati
Non è solo la Cina a scuotere i mercati
Non è solo la Cina a scuotere i mercati
Redazione
11 anni fa
Il crollo del prezzo delle materie prime e i buchi del sistema finanziario fanno ritenere possibile una crisi simile a quella del 2008

E’ la Cina la responsabile di questo tumultuoso inizio d’anno dei mercati finanziari. Il verdetto di analisti, economisti e stampa è univoco. Ma bisogna capire se questo giudizio è anche corretto. E sulla sua bontà è opportuno nutrire molti dubbi.

Non vi è dubbio che la Cina sta attraversando una fase economica difficile. Pechino ha deciso di trasformare il suo modello economico da uno fondato sui bassi salari, sulle esportazioni e sugli investimenti ad un modello basato sull’espansione dei consumi interni e del settore dei servizi. Questa trasformazione della struttura economico del Paese, che è molto difficile e che presenta grandi pericoli, non è cominciata ieri, ma è in corso già da alcuni anni. I salari sono aumentati e il tasso di cambio dello yuan non è stato svalutato con il risultato che la Cina non puo’ essere ancora annoverata tra i Paesi a bassi salari. I primi risultati di questo processo sono un espansione del settore dei servizi (il cui indice ha raggiunto il massimo dall’agosto del 2014), una contrazione del mercato dei prodotti di lusso a causa della campagna contro la corruzione, un forte calo della produzione industriale e un calo della crescita economica. Il vero grande rischio della Cina è l’esplosione del debito, che ha raggiunto il 240% del PIL, e la lotta di potere ai vertici che impedisce di definire una strategia economica coerente e adatta a superare le attuali difficoltà. E’ ad esempio difficile eliminare le enormi sovracapacità produttive del settore industriale, poiché è in corso una lotta senza esclusione di colpi sulla riforma delle società statali con i dirigenti di queste ultime che si oppongono a qualsiasi riforma. Ma queste tendenze non giustificano l’allarmismo occidentale. Non spiega, ad esempio, il crollo dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime e non giustifica nemmeno i ribassi delle borse, poiché il mercato finanziario cinese continua a rimanere chiuso (isolato) rispetto a quelli internazionali.

La Cina è un fattore delle attuali turbolenze dei mercati, ma non è l’unica causa. Il tonfo dei prezzi del petrolio e delle altre materie prime è dovuto ai forti investimenti degli ultimi anni e dunque a un eccesso di offerta, che nel caso del petrolio e del gas è dovuto allo sviluppo dello shale oil e shale gas americano. Essendosi ridotta la “fame” cinese di petrolio e materie prime, si è verificato un eccesso di offerta che sta provocando il crollo dei prezzi. Il ribasso dei mercati azionari è solo in parte dovuto alla Cina. Le cause sono molte. Gli utili delle società non sono cresciuti l’anno scorso e sono destinati a diminuire quest’anno. La bassa crescita economica e la stagnazione degli investimenti nonostante le politiche monetarie espansive. La sofferenza dei corsi delle azioni delle società del settore petrolifero e minerario. Il forte rischio di una crisi finanziaria peggiore di quella del 2008 a causa delle scommesse sbagliate (derivati, ecc.) di molte società di trading di materie prime e dell’esplosione delle perdite di molte società americane di shale oil, che agli attuali livelli del prezzo del petrolio non riescono a coprire nemmeno i costi operativi. La crisi del settore bancario europeo e americano che nasconde nei suoi bilanci un’enorme quantità di crediti deteriorati. Gli effetti della scelta del “bail in” nelle crisi bancarie, ossia la decisione di far pagare ad obbligazionisti e ai detentori di conti correnti superiori ai 100mila franchi il salvataggio di in istituto bancario, che sta provocando (dopo la crisi del Novo Banco portoghese e di quattro piccoli istituti italiani) paura tra i risparmiatori e difficoltà per le banche che saranno probabilmente costrette a pagare maggiormente la raccolta di mezzi freschi. Questi sono solo alcuni dei motivi delle difficoltà di questo 2016. La Cina è solo una di esse, come lo sono la recessione del Brasile e della Russia e le grandi incognite geopolitiche.

I ribassi delle borse di questi giorni sono solo l’inizio di un presa di consapevolezza che il quadro dipinto negli ultimi anni da autorità monetarie e politiche, da analisti ed economisti e da gran parte della stampa era solo propaganda. La realtà è che la crisi finanziaria originata dal crollo dei prezzi delle materie prime, dalle voragini dei mercati finanziari, dalla crisi dei mercati emergenti non puo’ piu’ essere trascurata. Anzi, l’accumularsi di questi fattori di rischio, di cui la Cina è solo uno, induce a ritenere che molto probabilmente è cominciato un processo di implosione economico e finanziario ben piu’ grave di quello del 2008.

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