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Non è morta la contrapposizione tra destra e sinistra
Non è morta la contrapposizione tra destra e sinistra
Non è morta la contrapposizione tra destra e sinistra
Redazione
8 anni fa
I populismi chiamati a rispondere alle sfide dell’aumento delle diseguaglianze e alla destabilizzazione del mercato del lavoro

In un mondo di crescenti diseguaglianze le ragioni dei perdenti sono alla ricerca di una rappresentanza che non può essere la sinistra tradizionale, che ha perso la propria ragione sociale, e non possono nemmeno essere le attuali forze populiste. Vi è bisogno di soggetti politici nuovi. Con grande fatica qualche segnale in questa direzione si comincia a scorgere. Ma cerchiamo di motivare queste affermazioni.

Oggi nella maggior parte dei Paesi occidentali al potere sono solo formalmente i rappresentanti del popolo. In realtà al Governo sono invece politici al servizio di élite finanziarie e burocratiche, che beneficiano del sostegno dei partiti moderati e della sinistra tradizionale. La rabbia popolare nei confronti delle politiche di questa classe dominante ha prodotto il successo dei movimenti che in modo spregiativo sono stati definiti populisti e sovranisti. I ceti medi e bassi hanno infatti compreso che la globalizzazione ha un effetto devastante sul mercato del lavoro. Produce disoccupazione e dumping salariale. Inoltre costringe gli Stati a tagliare le difese dei deboli che cerca di garantire lo Stato sociale. Hanno pure compreso che i fenomeni migratori accentuano questi fenomeni. Quindi hanno sostenuto i movimenti che rispondono al loro bisogno di protezione e che difendono l’identità nazionale nella convinzione che il controllo sull’establishment può essere ottenuto solo dallo Stato nazionale.

Oggi questo è lo stato dell’arte che vede una battaglia senza esclusione di colpi tra l’establishment e questi movimenti. L’esito di questa lotta è molto incerto, anche se allo stato attuale i movimenti populisti e i sovranisti sembrano destinati a mietere continui e crescenti successi elettorali, poiché hanno colto il bisogno di protezione dei perdenti della globalizzazione e il disorientamento delle popolazioni di fronte a fenomeni fuori controllo come l’emigrazione di massa.

Vi è però un aspetto debole di queste nuove forze politiche: la mancanza di una strategia per contrastare l’impressionante crescita delle diseguaglianze e la destabilizzazione del mercato del lavoro. Infatti il controllo dei flussi migratori e le politiche tese a limitare una globalizzazione senza regole non bastano a “risanare” il mercato del lavoro dei Paesi occidentali. Occorre infatti mettere in soffitta il neoliberismo, contraddistinto da politiche di deregolamentazione dei mercati, e in primis del mercato del lavoro, da continui tagli delle tasse che vanno soprattutto a favore dei ceti benestanti. I movimenti populistici e sovranisti (soprattutto quelli provenienti dalla destra) sono silenti o non contrastano queste politiche. Quindi rappresentano una risposta temporanea e insufficiente alle sfide del nostro tempo.

Ma vi è un fenomeno nuovo che bisogna mettere in risalto: sulla scena politica americana ed europea stanno emergendo forze che stanno riempiendo questo vuoto. Negli Stati Uniti sono i sostenitori di Sanders che non hanno deposto le armi dopo la sconfitta del loro leader nelle primarie democratiche di due anni fa e che stanno influenzando in modo notevole il partito democratico. In Europa sono forze nuove e vecchie. La più recente è la tedesca “Aufstehen” (In Piedi) guidata da Sarah Wagenknecht, deputata della Linke, il partito più a sinistra della Germania. Questo movimento, che in tre giorni ha raccolto l’adesione di più di 100'000 cittadini, si definisce populista ed ispirato alla “France Insoumise” di Jean-Luc Mélenchon e al partito laburista britannico di Jeremy Corbyn. Questi partiti rivendicano una maggiore sovranità nazionale rispetto ad istituzioni europee dipendenti dagli interessi dei grandi gruppi finanziari, una limitazione dei flussi migratori, l’aumento dei salari e il rafforzamento dello Stato sociale. In pratica se finora le invocazioni di protezione e di identità nazionale provenivano prevalentemente da aree di destra, oggi questo fenomeno sta rivoluzionando anche la sinistra e sta producendo nuovi movimenti populisti e sovranisti.

L’Italia è molto probabilmente il migliore laboratorio politico di questo fenomeno. Infatti l’alleanza tra la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5Stelle di Luigi Di Maio (che di fatto raccoglie in gran parte gli elettori delusi dal Partito democratico di Matteo Renzi) dimostra che queste forze (l’una proveniente dalla destra e l’altra dalla sinistra) possono allearsi (anche se solo tatticamente) per tentare di piegare l’establishment. L’esperienza di Governo italiana mette in evidenza un’altra anomalia: i due partiti hanno una opposizione interna rappresentata dalle personalità “tecniche” che di fatto fanno capo al Presidente Mattarella e a Bruxelles. Insomma, la battaglia non è solo contro l’opposizione, ma anche contro una “quinta colonna” interna.

Dunque, la contrapposizione tra destra e sinistra non è affatto scomparsa, poiché – come ha efficacemente sintetizzato il miliardario americano Warren Buffett, “la lotta di classe non è affatto morta, la realtà è che la stiamo vincendo noi”. Si tratta di una fotografia della situazione attuale, alla quale dobbiamo aggiungere il dato di fatto che l’establishment terrorizzato dai successi elettorali dei movimenti populistici e sovranisti provenienti dalla destra e dalla sinistra sta usando tutte le armi a sua disposizione per non perdere il potere.

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