
Il blocco dei ristorni delle imposte pagate dai frontalieri non sarebbe illegale. E’ quanto sostengono Samuele Vorpe e Marco Bernasconi del Centro di competenze tributarie della SUPSI. La notizia ha particolare rilievo. Infatti finora le autorità federali si erano opposte ad un nuovo blocco dei ristorni sostenendo che “la denuncia dell’Accordo sui frontalieri comporta la decadenza della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Svizzera e Italia”. E la decadenza di quest’ultimo accordo avrebbe conseguenze di non poco conto per il nostro Paese. Ora, secondo alcuni pareri giuridici, Berna potrebbe denunciare quest’intesa, poiché Roma avrebbe violato la Convenzione contro le doppie imposizioni inserendo la Svizzera nelle sue liste nere. Quindi, il Consiglio federale dovrebbe unicamente comunicare al Governo italiano la violazione di quest’accordo ed agire di conseguenza. Cade dunque la giustificazione continuamente invocata dal Consiglio federale, che finora si è rifiutato di sostenere il Ticino e di ridiscutere l’accordo sui frontalieri per non mettere in pericolo la Convenzione sulla doppia imposizione. Per Eveline Widmer-Schlumpf non vi sono più alibi. E dunque, una volta tanto, Berna potrebbe muoversi in sintonia con il Ticino, facendo propria l’iniziativa cantonale lanciata dal PLRT e approvata all’unanimità dal Gran Consiglio che chiede di abrogare unilateralmente l’accordo sui frontalieri, ritenuto “obsoleto e dannoso”, per tutelare gli interessi del Ticino.
A questo punto la discussione riguarda unicamente l’opportunità politica di un nuovo blocco dei ristorni. E’ noto, come abbiamo anche sottolineato nel blog della settimana scorsa, che il Consiglio di Stato ticinese deve decidere in merito entro il prossimo 30 giugno. E’ anche evidente che molti ritengono che una simile decisione potrebbe essere presa dopo la visita del Presidente Giorgio Napolitano in Svizzera, prevista per la fine di maggio, che potrebbe sbloccare le trattative tra i due Paesi che si protraggono ormai da anni, più esattamente dal 2001. Considerata la situazione politica italiana e le priorità del nuovo Governo Renzi, non è probabile che vi possa essere una svolta in questi negoziati che non riguardano unicamente la questione dei frontalieri, ma i diversi contenziosi in materia fiscale tra i due Paesi.
Stante la situazione attuale, la partita si gioca tra il Ticino e Berna. Si tratterà di capire se il Consiglio federale è disposto a giocare la carta del blocco dei ristorni oppure preferisce, come è già accaduto l’ultima volta, lasciar fare al Canton Ticino per garantirsi uno spazio di manovra nelle trattative con l’Italia oppure se deciderà di mettere in campo il peso della Confederazione per affrontare questa questione che sta molto a cuore ai ticinese, come hanno dimostrato i risultati della votazione sull’iniziativa UDC contro l’immigrazione di massa dello scorso 9 febbraio. La partita è aperta e il suo esito dipenderà anche dalla capacità di manovra del Consiglio di Stato e della deputazione ticinese alle Camere federali.
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