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"Non dovevi fare un altro figlio, al lavoro ti faranno morire"
"Non dovevi fare un altro figlio, al lavoro ti faranno morire"
"Non dovevi fare un altro figlio, al lavoro ti faranno morire"
Redazione
7 anni fa
Una madre comasca denuncia il comportamento della sua azienda, che l'avrebbe 'punita' per il secondo figlio

Ricordate il caso della mamma ticinese licenziata dopo il congedo maternità che ha ottenuto ragione in Appello dopo quattro anni di battaglia legale? Ebbene, a pochi chilometri dal confine, più precisamente nel Comasco, un caso analogo sta suscitando non poche polemiche.

Questa volta non si è arrivati a un licenziamento ma la situazione, se confermata, è egualmente grave. La donna aveva raccontato la sua vicenda al Corriere della Sera lo scorso 7 ottobre. Chiara (nome di fantasia) lavora da 15 anni in un’azienda del Comasco. Quando era rimasta incinta del primo figlio non c’erano stati problemi ma dopo un cambio ai vertici della società qualcosa è cambiato. A suo dire, il nuovo capo era da subito parso contrariato all’annuncio della nuova gravidanza.

Poco prima di rientrare dal congedo maternità, la madre sarebbe stata avvicinata da un consulente del suo datore di lavoro che le avrebbe consigliato di lasciare il suo impiego in cambio di una buonuscita. “Ti conviene accettare l’offerta. Se rientri al lavoro ti faranno morire”. Chiara, però, non ci sta: lei era sicura di non aver fatto nulla per meritare di essere allontanata ma a quel punto si sente dire che l’azienda non la vuole più e che se non avesse accettato l’incentivo sarebbe stata comunque licenziata al compimento di un anno del figlio.

La donna torna al lavoro ma da quel momento, racconta, sarebbero iniziate le vessazioni. Da responsabile di reparto si ritrova a fare fotocopie, rispondere al citofono, triturare documenti e archiviare fascicoli cartacei. A quel punto si rivolge al sindacato Cgil. Proprio oggi, riferisce il Corriere di Como, il retroscena della storia è stato svelato nel corso di una conferenza stampa nella sede della Camera del Lavoro lariana.

In Svizzera sempre più donne vengono licenziate dopo la maternità - Tornando alle nostre latitudini, da una recente inchiesta del Blick e dai dati della confederazione sindacale Travail.Suisse emerge che in Svizzera una donna su dieci viene lasciata a casa dopo il congedo maternità. Secondo gli Uffici cantonali per la parità tra donna e uomo i licenziamenti durante o alla fine del congedo sono addirittura aumentati nel corso degli ultimi anni. Le cifre di Basilea Città, ad esempio, sono impietose e parlando di due casi a settimana. 

L’invito del mondo sindacale resta quello di denunciare ogni abuso, non solo i licenziamenti notificati appena scaduto il congedo maternità. “Questo caso, seppur avvenuto in Italia, indica che certi comportamenti sono sempre più diffusi e evidenzia la necessità di approvare l’iniziativa cantonale volta ad ottenere un prolungamento della protezione dalla disdetta al termine del congedo maternità”, ha commentato il sindacalista OCST e deputato popolare democratico in Gran Consiglio Giorgio Fonio. Questa iniziativa, lo ricordiamo, è stata lanciata lo scorso febbraio dal PPD ed è sostenuta anche dall'Associazione Donne PPD Ticino e da OCST Donna-lavoro. “Denunciamo da tempo la profonda vergogna sociale che tocca le neomamme di questo Paese. Si fanno proclami per incentivare le politiche famigliari ma nei fatti si disincentiva con metodi barbari chi decide di mettere al mondo un figlio”, conclude Fonio.

In Ticino "una ventina di casi all’anno" - Il Consultorio giuridico donna e lavoro - che offre servizi di consulenze per questioni riguardanti la parità, la conciliabilità famiglia e lavoro dei dipendenti e dei diritti dei lavoratori - tratta circa una ventina di casi all'anno. “I casi sono cresciuti negli ultimi dieci anni. Solo una quindicina di anni fa non si vedeva nulla di simile. Ora capitano licenziamenti anche in gravidanza. Non c’è più mancanza di scrupoli” aveva sottolineato lo scorso gennaio a Ticinonews l'avvocato Nora Jardini, che aveva patrocinato in Appello la madre ticinese.

La giurisprudenza parla chiaro: La legge sulla parità sancisce che ogni licenziamento dovuto a questioni legate al sesso, come lo è il caso legato alla gravidanza, è discriminatorio. Il Codice delle obbligazioni inoltre prevede 16 settimane di protezione dal rientro della maternità. In questo periodo il licenziamento è nullo e non ha nessun effetto giuridico.

Se da una parte sono aumentati i licenziamenti dopo il rientro dalla maternità, è anche cresciuto il numero di donne che si fanno valere. Così ancora l'avvocato Jardini: "La mia cliente è stata molto coraggiosa. Non ha accettato l’accordo del datore di lavoro e ha portato la questione davanti alla giustizia, nonostante il Pretore in prima istanza ci aveva dato torto. Ci vuole perseveranza”.

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