
Il Bitcoin è senza pace. Quella che alcuni sognavano potesse essere la moneta del futuro è inciampato proprio su un aspetto essenziale per la sua sopravvivenza: la questione della sicurezza. Domenica scorsa un gruppo di pirati informatici sono riusciti a penetrare ancora nella piattaforma Mt. Gox e in seguito a pubblicare un enorme serie di dati, tra i quali l’informazione importantissima che Mt. Gox deterrebbe ancora un milione di Bitcoin.
Come noto, in precedenza, la piattaforma di scambio giapponese Mt. Gox, la terza per volume di scambi di Bitcoin, ha dichiarato fallimento. A causa di questa bancarotta sono spariti nel nulla 750mila Bitcoin di proprietà di migliaia di utenti. Il risultato è una perdita di circa 470 milioni di dollari. Questa serie di infortuni puo’ mettere in discussione il Bitcoin, ma non ne mette necessariamente in discussione il principio. Un domani potrebbe apparire una nuova moneta virtuale in grado di garantire una maggiore livello di sicurezza di quello offerto da Bitcoin e che potrebbe quindi rilanciare il sogno di una moneta internazionale, sganciata dal potere politico e indipendente dalle banche centrali. Quindi, teoricamente non manipolabile.
Come abbiamo scritto lo scorso 15 gennaio in questo blog, il successo del Bitcoin è lo specchio delle debolezze dell’attuale sistema monetario che con le monete fiduciarie si basa di fatto su un atto di fiducia (o addirittura di fede) della popolazione. Non a caso la nascita del Bitcoin avviene nel 2009 all’indomani della crisi finanziaria e la sua affermazione coincide con la preoccupazione di molti che le politiche monetarie fortemente espansive adottate dalle banche centrali potessero rinfocolare l’inflazione e destabilizzare le valute tradizionali. Questo timore, come tutti sanno, si è rivelato infondato. L’inflazione è a livelli storicamente minimi, nonostante le continue iniezioni di liquidità delle principali banche centrali. In questa sede non vogliamo riaprire questa discussione, ma soffermarci su una domanda tanto semplice quanto fondamentale: sarebbe desiderabile l’avvento di una moneta virtuale in grado di sostituire le monete tradizionali? Ovviamente, presupponendo che siano risolti i problemi di sicurezza emersi con l’esperienza del Bitcoin, quelli legati all’eccessiva volatilità del suo valore oltre ovviamente alle questioni legate al suo potenziale uso da parte della criminalità organizzata e che siano certe e non modificabili le regole cui si devono attenere la persona o il gruppo di persone che emette la moneta virtuale.
La risposta è no, ossia non è auspicabile che una moneta virtuale sostituisca le nostre valute tradizionali. Il motivo è semplice: la moneta virtuale creerebbe di fatto una specie di nuovo Gold Standard, ossia darebbe vita ad un sistema monetario molto simile a quello agganciato all’oro. Infatti il sistema del Bitcoin aveva stabilito che la quantità di moneta virtuale avrebbe raggiunto un massimo di 21 milioni di unità. Raggiunto questo livello non sarebbe stati emessi altri Bitcoin. Quindi la quantità di moneta sarebbe stata limitata. In un sistema del genere gli aggiustamenti dell’economia reale avvengono quindi attraverso il meccanismo della variazione dei prezzi e dei salari e delle quantità di beni e servizi. Gli aggiustamenti sarebbero interamente a carico dei meccanismi economici e non potrebbero venire mitigati attraverso manovre di politica monetaria e fiscale. La deflazione diventa in queste condizione un rischio continuo e con essa alti livelli di disoccupazione e di scarso utilizzo delle capacità produttive. Questa ricetta – è ovvio – piace molto ai liberisti, poiché riduce drasticamente il ruolo esercitato da Governi e banche centrali.
Ma pensiamo all’ultima crisi finanziaria. Non sarebbe stato possibile evitare il crollo del sistema finanziario con la probabile conseguenza di una grave depressione, poiché con un sistema del genere scompare il ruolo di prestatore di ultima istanza delle banche centrali. Anche le manovre di politica monetaria sarebbero state impossibili. Infatti non si sarebbe potuta aumentare la quantità di moneta in circolazione. Quindi, la crisi sarebbe stata ben piu’ dura. Insomma con una momneta del genere vi sarebbe un sistema monetario molto rigido, non dotato di quella elasticità indispensabile in caso di crisi. La replica a queste argomentazioni è scontata: con un sistema del genere non si sarebbero prodotti quegli eccessi che hanno reso necessari questi interventi. Vi è ragione di dubitarne. Le crisi finanziarie e da eccessivo indebitamento non sono una caratteristica esclusiva del nostro sistema fondato sulle monete fiduciarie. L’altra replica possibile è maggiormente solida: non è affatto certo che le attuali politiche monetarie ci faranno uscire dalla crisi in modo durevole. Il dubbio è sicuramente legittimo, ma è pure certo che questo sistema ha almeno consentito di evitare una grave depressione economica.
In conclusione, il Bitcoin sta assumendo le sembianze di un nuovo strumento di investimento e la febbre per la moneta virtuale assomiglia ad una nuova mania finanziaria. Il tutto induce a ritenere che la storia si ripeta e che il Bitcoin sia la versione dell’era informatica dei mitici tulipani olandesi.
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