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Nervi di platsica per le protesi
Redazione
17 anni fa
Questi nervi sarebbero in grado di dare sensibilità alla protesi

Una equipe di ricercatori dell'università del Michigan hanno sviluppato degli speciali nervi artificiali in grado di rendere le protesi sensibili al calore, al freddo e restituire, sebbene non completamente, il senso del tatto.La tecnica impiega sottili filamenti fatti di un materiale molto simile alla plastica e chiamato Pedot. Tale materiale, stando a quanto spiegato dagli scienziati, sarebbe in grado di trasferire segnali elettrici dal e verso il cervello.I filamenti, in sintesi, sono connessi con i nervi naturali del paziente e possono allungarsi o accorciarsi a piacere. In un prossimo futuro, e di questo i ricercatori sembrano esserne certi, si potrà implementare tale tecnologia all’interno di protesi artificiali, magari rivestite da speciali epidermidi sintetiche, e restituire parte delle funzioni motorie a molti pazienti diversamente abili.Anche in Europa si cerca di sviluppare un arto bionico rivoluzionario: l’interessante arto bionico sviluppato dai ricercatori dell'università del Michigan non è tuttavia il solo supporto medico creato di recente. Qualcosa di molto simile è stato creato anche da scienziati dell'Università di Lund (Svezia).In questo caso la protesi è stata sviluppata e creata nell’ambito di un progetto europeo ribattezzato Smarthand (The smart bio-adaptive hand prosthesis).La protesi più interessante creata dai ricercatori sarebbe simile a quella sviluppata dagli scienziati americani. Anche questa, infatti, offre non soltanto la possibilità di afferrare e manipolare oggetti ma anche tutte le sensazioni tattili di una vera e propria mano in carne ed ossa.I ricercatori hanno detto che la mano funziona grazie a 4 motori elettrici e 40 sensori, che si attivano ogniqualvolta vengono in contatto con un oggetto o una superficie. I sensori, hanno spiegato i creatori della mano bionica europea, stimolano i nervi del braccio e comunicano direttamente con il cervello, permettendo così ai pazienti di sentire gli oggetti.Un prototipo di Smarthand è stato già impiantato in un paziente che si è detto sbalordito dai risultati. L’uomo, tale Robin af Ekenstam, è uno svedese a cui è stata amputata la mano a seguito di un tumore aggressivo."Ora riesco a usare muscoli che non avevo usato per anni - ha detto -. E' molto difficile, ma se riesci a controllare un movimento, è fantastico. E' una sensazione che non provavo da moltissimo tempo. Ma ora sono di nuovo in grado di provare questa sensazione, grazie ai piccoli motori che provocano una pressione su determinati punti della mia mano".Ora si lavora alla miniaturizzazione delle componenti: i ricercatori di Lund sono già impegnati nel non semplice compito di ridurre le dimensioni dei cavi e dei motori elettrici, che rendono l’uso dell’arto bionico poco pratico.La tecnologia moderna sembra poter rispondere a tutti i loro bisogni. Servendosi di nanotecnologia, infatti, si potrebbero impiantare minuscole unità di elaborazione, una fonte energetica e un metodo di comunicazione transcutaneo.Tiscali notizie

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