
Un progetto zurighese, ma dall’animo tutto ticinese. Dallo scorso 20 marzo, fino a giugno, sette giovani artisti ticinesi avranno l’opportunità di presentare la loro arte in una serie di performances, presentazioni e artist talks in istituzioni partner a Zurigo. Il primo degli artisti coinvolti nel “Progetto 6000” è Francesco Bernasconi, in arte Sir Taki, ventinovenne luganese con base a Londra, che presenta nelle vetrine della galleria Die Diele la sua nuova opera «Lucia». Un'installazione che prosegue il suo percorso artistico, nato con i collage fotografici digitali. Ne abbiamo parlato con Sir Taki poco prima di un incontro con il pubblico a Zurigo.
Come nascono i tuoi collage digitali?E’ un’idea che ho avuto a Londra, in metropolitana. Le distanze che facevo erano infatti lunghe e, per passare il tempo e sfruttare i tempi morti, ho iniziato tramite una semplice app del telefono a combinare alcune immagini tra loro. Allora le ho pubblicate su un blog e in seguito ho cominciato a sviluppare il mio lavoro e strutturarlo meglio.
Collage che hanno sempre al centro l’essere umano.Devono essere loro i protagonisti delle storie che voglio raccontare con queste immagini. Che in un certo senso è anche l’essenza di Londra, città in cui convivono persone dalle origini più diverse. E questo mix crea effetti inaspettati nei quali la metro è la massima espressione: si possono trovare giamaicani in giacca e cravatta o giapponesi che si vestono in stile reggae… Mi piace questa idea dove ognuno si costruisce la propria identità.
Che in fondo è quello che sei tu…Sono un ticinese con sangue siciliano, tedesco e greco. Questo a dimostrare che la realtà è più complessa di quello che appare. E le diverse origini creano un valore aggiunto. Mi rispecchio molto in una frase di Borges: “Un uomo si propone di disegnare il mondo. Nel corso degli anni popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di vascelli, di isole, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto”.
Come sei passato dai collage alle installazioni artistiche?Mi sono reso conto di come si possa andare oltre una semplice immagine, creando emozioni e riflessioni anche attraverso il modo in cui essa viene presentata e osservata. La chiave di volta è stata una mostra collettiva a cui mi hanno chiesto di partecipare l'anno scorso in Vallese, che raccoglieva artisti di tutto il mondo. Il tema era il percorso dalla valle alla montagna e a me avevano dato lo spazio della vetta. La superficie era quindi molto ridotta: questo mi ha costretto a cambiare approccio e pensare fuori dagli schemi. E così ho esposto un collage che era possibile guardare solo… attraverso un cannocchiale a distanza di quindici metri. Un’immagine che peraltro ho dedicato a mio nonno.
E adesso presenti una tua creazione a Zurigo… Si, ho partecipato con entusiasmo al Progetto 6000, anche perché mi hanno dato piena libertà e l’essere coinvolto assieme ad altri artisti ticinesi emergenti, è ovviamente di grande stimolo.
La tua installazione, che si può ammirare fino al 12 aprile a qualsiasi ora, si chiama «Lucia».E’ una riflessione sul bombardamento visuale attraverso i social media del quale possiamo, inconsapevolmente, esserne le vittime. L'installazione presenta due grandi occhi ed avvicinandosi si scopre che all’interno vi è un flusso d'immagini che scorrono. Quello che ci si chiede è se «Lucia», di fronte a tutte queste immagini, le vedrà davvero o si limiterà a farle scorrere passivamente. E, avvicinandosi ancora, forse si ha la risposta…
Tutto questo in un mondo dove anche i social dedicano sempre più importanza alle immagini e meno alle parole.E’ vero, ma come artista visuale sono convinto che la parola rimane comunque fondamentale ed è necessaria alla comprensione delle stesse immagini, che altrimenti rischiano di essere equivoche. La parola è e rimarrà un elemento essenziale per decodificare la ricerca visuale.
Hai già pensato a cosa farai dopo il 12 aprile?Seguirò con interesse anche gli altri artisti che si susseguiranno nel Progetto 6000 e tornerò a Londra per preprodurre un nuovo cortometraggio che ho terminato di scrivere. La mia idea è quella di approcciarmi ai video con lo stesso modo in cui uso i collage per le immagini, integrando l’estetica del taglio netto anche nel cinema.
«Lucia» di Sir Taki è in mostra fino al 12 aprile nelle vetrine della galleria Die Diele in Sihlhallenstrasse 4 a Zurigo.
Scopri le opere di Sir Taki su www.sir-taki.com e su instagram
Progetto 6000 è curato da Alessandra Gabaglio e Tara Lasrado. Per saperne di più vai sulla pagina facebook
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