
Un medico è stato condannato per non aver diagnosticato il tumore di una paziente. La sentenza di un tribunale ginevrino è di dieci giorni fa e potrebbe fare giurisprudenza. Il medico è colpevole di lesioni gravi per negligenza, per lui 300 aliquote giornaliere e un risarcimento per torto morale di 80mila franchi. L’uomo dopo aver rilevato un linfonodo anomalo sotto l’ascella di una paziente non se ne è più interessato. Solo due anni dopo alla donna è stato diagnosticato un tumore a uno stadio tale che è sopravvissuta solo per miracolo.
Un brutto sbaglio, perché una diagnosi precoce cambia tutto in casi come questo, come ci conferma l’oncologo Alexandre Christinat: “Le cure e la prognosi cambiano drasticamente. In una situazione come questa cambia l’aspetto chirurgico e anche l’estensione del tumore. In caso di diagnosi tardiva la prognosi può essere peggiorata”.
Il medico secondo il perito avrebbe dovuto tenere d’occhio il linfonodo sospetto ed effettuare ogni due o tre mesi un esame clinico. In parole povere una palpazione del seno, strumento diagnostico sempre importante. “Sembra un esame molto semplice e banale, ma è ancora molto importante e raccomandato come esame di prevenzione per i tumori”, spiega Christinat.
Una delle tesi difensive era basata sul fatto che anche la paziente non abbia più fatto parola del linfonodo. “Quando ho un dubbio chiedo accertamenti o una visita complementare dopo una settimana o due per essere sicuro che non sia un reperto da indagare ulteriormente. Non possiamo chiedere ai pazienti di farlo al nostro posto”, conclude Christinat.
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