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Nefrologia, ecco le ultime novità
Redazione
17 anni fa
Dal rene portatile al rene bioartificiale, fino a qualche consiglio sulla prevenzione dei nostri reni

Oggi il rene portatile è diventato realtà. Questo viene avvolto attorno alla vita come fosse una cintura ed è in grado di filtrare, in un periodo di otto ore, la medesima quantità di sangue purificata dalle attuali macchine da dialisi. La differenza sta nel fatto che se le attuali macchine hanno le dimensioni di una lavatrice, il rene portatile ha un peso netto di 5 chili. Dunque, tra non molto, saranno diversi i dializzati che potranno evitare le lunghe file, con cadenza di almeno tre volte a settimana, davanti al reparto di dialisi.Attualmente l'apparecchio è stato realizzato in qualità di prototipo, ed è illustrato sulla rivista "Lancet", e si trova al centro dell'attenzione dei nefrologi, i quali si ritroveranno per una discussione in merito al prossimo congresso di ottobre a Bologna. Questo è quanto afferma il Dr. Antonio Del Canton, presidente della Società italiana di nefrologia (Sin).Al momento la tecnologia è ancora troppo pesante e presenta qualche difficoltà nell'essere indossata, ma, sostiene il Dr. Del Canton, il suo perfezionamento tecnico progredisce con un buon ritmo.Insomma, il momento in cui i dializzati potranno usufruire di maggiori libertà di movimento e di un enorme miglioramento della vita sembra essere molto vicino.Ma il rene portatile non è l'unica novità in ambito nefrologico: vi è ad esempio il rene bioartificiale che riesce a svolgere buona parte delle funzioni di un rene vero. Questo è costituito da un filtro meccanico a sua volta ricoperto da cellule renali stratificate.E su questo proposito il Dr. Del Canton teorizza un possibile impiego del filtro bioartificiale combinato con il rene portatile; ciò potrebbe dar vita ad un rene portatile più efficiente, in grado di sostituire al meglio il rene affetto da una o più patologie.L'unica reale speranza per i pazienti dializzati purtroppo continuerà a consistere nel trapianto di rene; una pratica non priva di rischi, primo tra tutti il rigetto.Ed al fine di ridurre questo rischio vengono utilizzati dei farmaci studiati appositamente per regolare la risposta immunitaria e, di conseguenza, indurre i linfociti T a considerare la cellula estranea come amica. Altra soluzione è la tecnica del chimerismo: questa consiste nell'iniettare nell'organismo del ricevente il sangue del donatore, prima e dopo l'intervento. Tramite questa tecnica viene stimolata la tolleranza immunitaria.In via di sperimentazione un'ulteriore tecnica anti rigetto, ovvero le cellule mesenchimali. Queste vengono coltivate in vitro e sono in grado, appunto, di bloccare la reazione di rigetto. Il Dr. Del Canton è anche il direttore dell'unità organica complessa del Policlinico San Matteo di Pavia e annuncia che suddetta tecnica sarà testata questo autunno su una decina di pazienti.Come abbiamo già anticipato, questo ottobre si terrà a Bologna il Congresso Nazionale e nefrologo; il presidente del Comitato organizzativo, il Dr. Antonio Santoro, ha già presentato i punti che verranno affrontati. Uno di questi riguarda lo studio sul gene kloto ed i legami che questo ha con la vitamina D.Il gene kloto, spiega il Dr. Santoro, è una sorta di ormone atto a proteggere le cellule dallo stress di tipo ossidativo indotto dai radicali liberi. In pratica è come se proteggesse la giovinezza stessa della cellula, e di conseguenza anche la nostra. Una ricerca su questo gene potrebbe dunque portare ad una sorta di nuovo farmaco contro l'invecchiamento.Ma vi sono altri punti molto importanti su cui dovranno trovarsi i nefrologi, come una soluzione efficace per una diagnosi precoce ed il regime alimentare più corretto per la salvaguardia dei nostri reni.L'importanza della diagnosi precoce: è una realtà il fatto che la maggior parte delle persone aventi un'insufficienza renale non ha una diagnosi tempestiva, rischiando così di morire ancor prima di giungere in dialisi. E' anche una r

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