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Mosca e Pechino sfidano il dollaro
Redazione
14 anni fa
Dallo scorso 6 settembre la Cina paga il petrolio russo in yuan. Il dollaro è ancora la moneta mondiale di riferimento?

La Cina ha comunicato che dallo scorso 6 settembre acquista il petrolio russo pagandolo in yuan. Mosca ha confermato la notizia e ha aggiunto che le forniture di olio nero a Pechino saranno illimitate. La notizia potrebbe apparire a prima vista irrilevante. Invece non lo è. Il petrolio è la materia prima più importante del mondo e il suo prezzo è in dollari. Quindi l’uso dello yuan nella compravendita di petrolio rimette in gioco il ruolo del dollaro a livello internazionale. L’accordo tra Russia e Cina si aggiunge alla recente decisione dell’Iran di creare una borsa del petrolio in monete diverse dal dollaro. La mossa di Pechino e di Mosca non deve sorprendere. La Cina, che è il principale detentore di titoli del debito pubblico americano, chiede da tempo una riforma del sistema monetario internazionale. Questa riforma, secondo Pechino, dovrebbe sostituire l’attuale egemonia del dollaro con un sistema monetario simile a quello proposto da John Maynard Keynes alla conferenza di Bretton Woods nel 1944. In pratica, una moneta sintetica 4espressione delle principali valute internazionali attraverso la quale avverrebbero gli scambi a livello mondiale. Ovviamente, questa proposta portata da Pechino al vertice del G20 tenutosi a Londra nell’aprile del 2009 si è immediatamente scontrata con l’opposizione statunitense e soprattutto con la necessità di dare risposte urgenti alla crisi finanziaria. Allora la Cina, come si ricorderà, varò un importante piano di rilancio dell’economia che contribuì ad evitare un avvitamento dell’economia mondiale. Il progetto di Pechino, che è condiviso dalla Russia, è chiaro: occorre un sistema monetario internazionale non più dollaro dipendente. Questo progetto si è già concretizzato in numerosi accordi tra la Banca centrale cinese e quelle di altri Paesi in via di sviluppo in base ai quali gli scambi commerciali vengono regolati o in yuan o nella moneta del Paese in questione e saldati dalle rispettive banche centrali. Finora però queste intese non avevano riguardato beni di straordinaria importanza, come le materie prime. Quindi l’annuncio di Mosca e Pechino assume una rilevanza particolare. Ciò non vuole affatto dire che il destio del dollaro è segnato. Il dollaro continua ad essere la moneta principale del pianeta. Basti ricordare che circa il 60% delle riserve valutarie del mondo sono in biglietti verdi statunitensi e che i prezzi delle materie prime continuano e continueranno ad essere calcolati in dollari. Questa intesa fa comunque intravedere che esiste una via di uscita dal dominio del dollaro. Essa ripropone dunque all’attenzione del mondo la questione dlla riforma del sistema monetario internazionale, che nella sua forma attuale è indubbiamente una causa degli squilibri esistenti a livello mondiale. Il dominio del dollaro è una componente fondamentale della forza della superpotenza americana. Non sorprende quindi che siano proprio Russia e Cina a proporre questa sfida a Washington. Per il momento l’intesa tra Mosca e Pechino non avrà grande rilevanza, ma potrà assumerla in futuro, soprattutto se Washington continuerà a stampare moneta per cercare di rilanciare l’economia americana. Infatti, il dollaro – come è stato scritto – non è pensabile continuare ad avere una valuta cardine del sistema internazionale che può essere fonte di problemi non solo per gli Stati Uniti. D’altro canto, l’euro, che si candidava ad essere un concorrente del dollaro, continua a versare in uno stato comatoso. Quindi Cina e Russia stanno predisponendo un’alternativa che potrebbe diventare interessante in futuro soprattutto se Pechino deciderà di internazionalizzare il ruolo dello yuan.

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