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Molleggiato, canzoni e provocazioni
Redazione
19 anni fa
Celentano torna in Tv, appello ai tifosi violenti: "Mettete via i vostri simboli, dal fango può nascere il fiore più bello"

Lo show si apre con uno strip tease in penombra di Laura Chiatti: l'attrice si spoglia mentre sullo sfondo scorrono immagini di guerra e povertà. Poi spazio a un siparietto scherzoso con Mogol e Gianni Bella. Il tempo di qualche battuta e Adriano Celentano - tornato in prima serata su RaiUno con lo spettacolo "La situazione di mia sorella non è buona" - si prende tutta la scena, sedendosi in poltrona e iniziando a cantare. Con Fabio Fazio che prova a intervistarlo. Poche note, e il Molleggiato si interrompe, approfittando di una domanda del presentatore per dire subito la sua su ambiente ed energia. E lo fa attaccando tutti quei politici che hanno iniziato a parlare di nuovo di energia nucleare. «Casini, D'Alema, Berlusconi e tutta la destra che insiste per tornare al nucleare. Dicono che le centrali nucleari sono più sicure ora, ma non è quello il problema. Il pericolo sono le scorie nucleari, che non si sa dove metterle. Per smaltirle ci vogliono venticinquemila anni. Chi vi assicura che la sicurezza delle centrali nucleari non intacchi anche le falde acquifere?». Per Celentano, «i politici dicono che vogliono migliorare la qualità della vita, sono certo che la migliorano, ma per quanto tempo? Loro giocano su questo, sul tempo». Architetti-kamikaze. Ce n'è per il debito pubblico, i pochi investimenti nella ricerca, i grattacieli nei quali "i deficienti identificano il benessere", gli "architetti-kamikaze che distruggono ogni cosa", "a Milano hanno fatto la Bocconi, un mostro". Poi sposta l'azione nella toilette, un gruppo di amici a scambiarsi aneddoti, barzellette, ricordi. Con Milena Gabanelli al telefono si interroga sul perché i quotidiani non diano il dovuto risalto ai casi sollevati dal suo Report, invece "se all'Isola dei famosi c'è uno che va a casa o litiga con un altro, gli danno risalto". "Ultrà, fate la rivoluzione". E' la fine, il sermone più consistente. Celentano invoca una "vera rivoluzione", "le votazioni non servono, non cambiano niente se la gente non risorge da dentro". XChiede la svolta agli ultrà: basta andare negli stadi "con spranghe e bastoni a colpire la polizia". Piuttosto, "cambiate il vostro simbolo, togliete l'accento e diventate 'ultra', seppellite gli oggetti di violenza che caratterizzano la vostra identità". Gli "ultra" motori del cambiamento: "Deve partire da voi l'input primitivo. Dal fango nasce il fiore più bello. Se lo farete - continua Celentano - costringerete il potere a piegarsi agli ideali di amore, uguaglianza, bellezza". Mastella e Berlusconi. Agli "ultra" Celentano affida anche la moralizzazione dei costumi: "Obbligherete i politici a non commettere atti impuri" e Mastella "a una riflessione importante, a dire 'ho sbagliato a togliere l'indagine al magistrato che stava indagando su di me, lo rimetto al suo posto'". Quanto a Berlusconi, "è bello il successo del suo nuovo partito, ma Silvio, se vuoi voltare pagina devi fare una rivoluzione dentro di te, dare un segnale che non sei più quello di ieri". Per questo, serve "guardarsi negli occhi con lo sguardo di chi non ha paura di mettere in discussione i progetti della Moratti e tutto ciò che è contro la natura. Se non lo farai non sarai un 'ultra' e il tuo partito - conclude Celentano - invecchierà quando meno te lo aspetti". fonte corriere/repubblica

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