
“Penso fosse chiaro da tempo come sarebbe andata. Era ovvio che c’erano problemi gravi. Sono andato in Afghanistan nel 2016 e la situazione era già critica all’epoca. La cosa sorprendente è che molte menti brillanti impiegate dai nostri governi hanno sbagliato su tutta la linea”. Non usa mezzi termini Steve McCurry, il celebre fotografo americano autore dell’altrettanto celebre foto della “Ragazza afghana”, scattata nel 1984 in un campo di Peshawar, dove affluivano profughi afghani che scappavano dal paese invaso dai sovietici.
Intervistato da SkyTg24, McCurry ha espresso la sua forte preoccupazione e disillusione sulle sorti di un paese che conosce molto bene: “È sconvolgente come i cosiddetti esperti siano riusciti a fare stime e valutazioni così sbagliate di quel che succedeva. È impossibile che dopo 2mila miliardi di dollari, 20 anni e così tante vittime, non si sia ottenuto un risultato migliore. È drammatico”. Lo Stato dell’Asia centrale è ora dominato da paura e da tanta incertezza. Per il fotografo, gli afghani sanno “come sono i talebani, sanno di cosa sono capaci, lo sanno tutti. Non hanno né tolleranza né compassione per le persone”. Secondo McCurry, tuttavia, non sono degli sprovveduti: “sono abbastanza svegli da capire che non devono essere così estremi: forse è possibile che se la cavino più che bene con l’aiuto di Cina, Russia, Pakistan, Iran”.
“Sharbat Gula starà aspettando di capire cosa succederà”
Durante l’intervista, il fotografo di Filadelfia si è anche espresso su Sharbat Gula, la protagonista del suo scatto più famoso, che era tornata in Afghanistan nel 2016. “”Non l’ho sentita, ma immagino che anche lei, come tante altre afghane, sia in casa in attesa di capire cosa succederà”, ha dichiarato McCurry, che è restato in contatto con lei, ormai donna matura e madre.
Persa di vista negli anni successivi al 1984, Steve McCurry nel 2001 provò a rintracciare la “ragazza dagli occhi verdi” – di cui non conosceva nemmeno il nome – ritrovandola nel 2002. McCurry scattò una nuova foto a Sharbat Gula, che in pashto significa “ragazza fiore d’acqua dolce”, pubblicandola sul National Geographic. McCurry è poi riuscito a fornire a Sharbat Gula un servizio medico adeguato, una macchina da cucire con cui la figlia potesse lavorare e dei soldi per andare in pellegrinaggio alla Mecca, esaudendo così un desiderio d’infanzia della donna.
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