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Matteo Terzaghi e Marco Zürcher: "Non c’è memoria senza fantasma"
Redazione
17 anni fa
Racconti fotografici e proiezioni: dal 4 settembre al 11 ottobre 2009 presso il Museo Cantonale d'Arte, Lugano

Matteo Terzaghi e Marco Zürcher: "Non c’è memoria senza fantasma" presso il Museo Cantonale d'Arte di Lugano. L'evento si terrà dal 4 di settembre fino al 11 di ottobre.Orari: martedì 14-17, da mercoledì a domenica 10-17, lunedì chiusoIngresso: Fr. 10.00, € 7.00; AVS, studenti, gruppi Fr. 7.00, € 5.00.Il secondo piano del Museo Cantonale d’Arte ospita, a partire dal 4 settembre, una mostra di Matteo Terzaghi e Marco Zürcher, artisti a cui è stato assegnato quest’anno il Premio culturale Manor Ticino.L’esposizione “Non c’è memoria senza fantasma” presenta al pubblico una serie di opere recenti di Matteo Terzaghi (Bellinzona, 1970) e Marco Zürcher (Mendrisio, 1969), artisti che collaborano dal 1992 e hanno al loro attivo numerose esposizioni in Svizzera e all’estero.Quest’anno Terzaghi e Zürcher hanno esposto alla Biblioteca nazionale svizzera di Berna; allo spazio per l’arte contemporanea FormContent di Londra; al Centro culturale svizzero di Parigi e, sempre a Parigi, alla Galleria dell’editore di libri d’arte Christophe Daviet-Thery.Le opere di Terzaghi e Zürcher, caratterizzate da una forte componente letteraria, si basano in gran parte su immagini estratte da un loro archivio in cui, nel corso degli anni, sono confluiti album di famiglia, enciclopedie, manuali di pronto intervento, ricettari, libri scolastici e di divulgazione scientifica, corsi di lingua, modi d’uso, imballaggi, ecc.Si tratta quasi sempre di immagini desuete e segnate dal tempo. L’attenzione alla vita quotidiana e al destino delle persone e delle generazioni si tramuta così, mediante un linguaggio sensibile alle corrispondenze formali, in un’indagine poetica sulla memoria e l’immaginazione, le facoltà con cui gli esseri umani costruiscono il passato e, di conseguenza, anche il presente e il futuro.Il titolo “Non c’è memoria senza fantasma” gioca sul doppio significato della parola “fantasma”. Accanto al significato comune, infatti, c’è quello dei filosofi medievali, che la usavano per designare le rappresentazioni sensibili degli oggetti materiali, ossia ciò che del mondo esterno è trattenuto dai nostri organi percettivi ed elaborato dalla nostra mente.Il percorso espositivo ha inizio con una serie di racconti fotografici, che recano titoli quali “Al passaggio della cometa” (2006), “Una gita in battello” (2007), “The Tower Bridge” (2009), “Ciò che la figlia scrive al padre, ciò che la madre risponde alla figlia” (2009).Proprio in questi lavori risiede la cifra caratteristica della ricerca di Terzaghi e Zürcher. Immagini riconducibili alla quotidianità di sconosciuti vissuti in epoche diverse diventano le tessere di un mosaico capace di produrre nuovi significati.L’osservatore è invitato a seguire percorsi mentali che vanno dal contingente al metafisico, dal regno dei fatti a quello delle possibilità. La struttura narrativa evoca anziché descrivere, preferisce l’ironia al tono assertivo, suggerisce anziché definire.Lo sguardo viene assorbito da microframmenti visivi che si ricompongono, lievemente, in una storia o in un interrogativo esistenziale.Da questo sguardo sulla vita privata delle persone e delle famiglie, si passa a un video sul corpo umano inteso come macchina, assemblaggio di pezzi e ingranaggi, in un movimento che sembra ispirato alla celebre massima di Paul Valéry secondo cui “ciò che c’è di più profondo nell’uomo è la pelle”.Nell’installazione “Che ci faccio qui?” l’uomo è confrontato con il proprio essere al mondo, nel tempo e nello spazio. Una serie di fotografie tratte da opere divulgative e scolastiche del primo Novecento sono proiettate, in due sale oscurate, ad altezze diverse e in formato eterogeneo.Essenziale all’opera è la presenza, nelle fotografie documentaristiche prescelte

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