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"Matteo Renzi, il salvatore dell'Italia"
Redazione
13 anni fa
L'Italia è il grande malato d'Europa, ma le ricette del Sindaco di Firenze non basteranno per farla uscire dalla crisi

Matteo Renzi sarà il salvatore dell’Italia? E’ quanto sperano molti italiani, sempre più disperati per il continuo deterioramento delle condizioni economiche, sociali e politiche del Paese. Purtroppo vi è più di un motivo per nutrire fieri dubbi. La vera domanda è comunque un’altra: come finirà la “Campagna d’Italia”? Infatti il Paese è diventato il grande malato dell’Europa e oggi costituisce la principale minaccia alla sopravvivenza della moneta unica europea. Il destino dell’Italia è dunque strettamente legato a quello dell’euro con la conseguenza che l’Italia è il principale “sorvegliato” dei poteri forti europei e internazionali.

La partita italiana è dunque di vitale importanza. Essa non si gioca unicamente a Roma, negli arcani giochi di potere della politica, ma nei rapporti con Bruxelles (sede della Commissione europea), con Francoforte (sede della Banca centrale), con Berlino (sede del governo che è l’azionista di maggioranza dell’Unione Europea) e con i mercati finanziari internazionali (ossia con i veri poteri forti mondiali). Se si parte da questa constatazione, si giunge facilmente alla conclusione che l’arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi ha ricevuto negli scorsi giorni numerose benedizioni, da quella di Angela Merkel a quella di Mario Draghi, da quella dei potenti della finanza fino a quella dell’amministrazione Obama. Quindi, contrariamente a quanto si legge di questi tempi, il Sindaco di Firenze ha ottenuto un’investitura non soltanto dai suoi compagni di partito, ma anche da chi conta a livello internazionale. La biografia di Matteo Renzi conferma che ha coltivato queste relazioni e che gode di buoni appoggi. Non siamo, quindi, di fronte ad un “pivello”, ma a una persona cui è stato affidato il compito di rompere le incrostature della politica italiana e attuare le riforme di cui il Paese ha bisogno. Fatta questa premessa, molti penseranno che Renzi avrà successo. Ma la realtà non è questa.

Il programma affidato a Renzi è di attuare rapidamente le riforme strutturali. Il Sindaco di Firenze le ha già elencate: riforma elettorale, riforme della costituzione, riforme del mercato del lavoro, riforma della pubblica amministrazione e riforma del fisco. Sono tutti provvedimenti necessari (addirittura indispensabili), ma non sufficienti per rilanciare l’economia del Paese. Anzi, queste riforme (di cui bisognerà capire l’esatto contenuto) sono destinate ad avere un effetto recessivo sull’economia del Paese. Per esempio, la riforma del lavoro, che sicuramente renderà meno onerosi i licenziamenti, è destinata a provocare nel breve periodo un aumento della disoccupazione. E così via dicendo. Insomma, la ricetta che Renzi tenterà di far digerire al Paese non è destinata a rilanciarne l’economia nel breve termine. In pratica, dall’estero si dice a Roma: fa le riforme e vedrai che il Paese uscirà dalla crisi, ma ciò non può avvenire senza un forte programma di investimenti pubblici, che non è possibile a causa dei vincoli europei, oppure senza una svalutazione, che renda nuovamente competitiva l’industria italiana. Una via preclusa dall’appartenenza all’euro. La strada seguita finora di una continua progressiva perdita del potere d’acquisto dei lavoratori è lunga e inoltre negativa, poiché contrae i consumi interni. La perdita di competitività dell’industria italiana è confermata dal calo dello 0,1% delle esportazioni nel corso del 2013. Pure confermata è la contrazione del mercato interno con un calo del 5,5% delle importazioni.

Eppure senza una ripresa economica il debito italiano diventa insostenibile. E il mantenimento degli obiettivi di finanza pubblica imposti da Bruxelles uno sforzo insopportabile. Il problema fondamentale di Renzi è dunque l’euro e le politiche economiche di austerità imposte dall’Europa. L’euro non è solo il problema di Renzi, ma è il problema dell’intero Paese. La crisi del Paese è infatti ascrivibile all’introduzione della moneta unica europea. Con l’abbandono della lira l’Italia ha infatti perso lo strumento tradizionale della sua politica economica: ossia la possibilità di svalutare la propria moneta per compensare la perdita di competitività dovuta alle sue strutturali inefficienze. Oggi la ricetta imposta da Bruxelles a Renzi è di fare queste riforme, ma senza una politica economica che rilanci la crescita le riforme si riveleranno insufficienti e addirittura controproducenti. Ma per rilanciare l’economia occorre poter trasgredire i limiti imposti dall’Europa. Questa scelta politica Renzi non la farà, poiché vorrebbe dire tradire i suoi protettori. E proprio per questo il Sindaco di Firenze non diventerà il salvatore dell’Italia. Sarà probabilmente l’ultimo tentativo di restare all’interno dell’euro. Il fallimento di Renzi porrà infatti all’ordine del giorno l’uscita dell’Italia dall’euro.

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