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Marte e la vita dei futuri astronauti
Redazione
17 anni fa
All'Università autonoma di Barcellona è in fase di sperimentazione "la vita a circuito chiuso"

All'Università autonoma di Barcellona è in fase di sperimentazione "la vita a circuito chiuso"; un progetto atto a preparare i futuri astronauti in missione su Marte.Infatti una spedizione verso il Pianeta rosso avrebbe una durata di almeno 36 mesi durante i quali gli astronauti non potranno rifornirsi di cibo, acqua ed ossigeno. Questi dovranno abituarsi, come i 40 topolini catalani compresi nel progetto, a riciclare anche la più piccola particella di residuato organico e non.Il progetto è stato nominato "MELISSA" (Micro-Ecological Life Support System Alternative) ed è basato su una varietà di colonie tra batteri e vegetali in grado di trasformare l'anidride carbonica e gli scarti in ossigeno, acqua e cibo; il tutto a ciclo continuo e senza sprechi."MELISSA" è una sorta di evoluzione, totalmente approvata dall'Agenzia Europea dello Spazio, del noto bioglobo: un ecosistema situato in una piccola sfera di vetro nella quale sopravvivono microalghe, gamberetti e chiocciole acquatiche.Il progetto è stato presentato a Barcellona davanti agli occhi di Cristina Garmendia, ministro della Scienza e dell'Innovazione. E' costituito da cinque compartimenti chiusi i quali comunicheranno tra di loro nel momento in cui verranno messi in funzione.Il primo di questi è un reattore della capienza di 100 litri, qui vi sarà una colonia di batteri anaerobici (che quindi vivono senza bisogno di ossigeno) capaci di produrre acidi grassi volatili, minerali e ammonio dagli escrementi. Una volta prodotti, questi composti passano alla seconda fase di lavorazione ad opera di una colonia di batteri fotoeterotrofi e nitrificanti. Usciti dalla seconda fase, i prodotti sono ormai sotto forma di nitrati, questi finiscono in grossi tubi dove una colonia di cianobatteri gli converte in ossigeno.Vi è poi un ultimo comparto adibito a coltivazioni di lattuga; questa cresce in una soluzione salina, andando così a produrre acqua e cibo.I 40 topi coinvolti nell'esperimento corrispondono, complessivamente, al consumo di ossigeno per un solo uomo e sono estremamente utili all'ecosistema in quanto generano anidride carbonica (sostanza indispensabile ai fini della vita di alghe e piante) e orina (la quale va direttamente ai batteri nitrificanti).Tutto questo procedimento, che oggi è destinato ai topi, in futuro, su scala maggiore, verrà destinato agli astronauti.Lo scopo ultimo dell'esperimento è quello di testare l'autosufficienza del delicato ecosistema artificiale, il quale dovrà funzionare per un periodo di almeno due anni senza il bisogno di alcun rifornimento esterno.L'unico problema a cui far fronte per un buon funzionamento di questo "orto da astronave", è rappresentato dall'assenza di gravità nello spazio.

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