
Negli scorsi giorni a Lugano, nel contesto della nona edizione del Filmfestival dei diritti umani, è andata in scena la prima svizzera del film-documentario ‘’Mariupolìs 2’”. L’opera è incentrata sul conflitto che affligge la città di Mariupol e, più in generale, quello russo-ucraino. Ticinonews ha intervistato la giornalista e produttrice del film Irina Prudkova. "I tempi sono cambiati. Se durante il primo film si poteva scherzare e c'era posto per la speranza o un futuro migliore, adesso la situazione è cambiata e c'è una guerra diversa".
Un ritorno dopo 7 anni dal primo film
Sono passati sette anni dal primo capitolo di ’Mariupolis’’, uscito nel 2015. Un film che racconta, senza mezzi termini, la vita dei cittadini sotto i bombardamenti. Il regista ha voluto tornare quest’anno nella città ucraina per girare un secondo capitolo. Regista che, ci ha spiegato la produttrice del film, è stato torturato e poi ucciso. La sua compagna ha voluto portare a termine il lavoro, nascondendo il materiale ai russi, fino ad ultimarlo e renderlo fruibile al pubblico. Una produzione alquanto complicata e piena di sofferenza. “Durante il secondo film tutto è stato difficile" sottolinea Prudkova. "È stato necessario contraffare targhe e documenti per passare posti di blocco e poter circolare nel territorio occupato”.
Cinema e realtà
Dal cinema alla realtà e dalla realtà al cinema. La situazione attuale che gli abitanti di Mariupol stanno vivendo è orribile, spiega Irina Prudkova. “Non è Aleppo, ma molto peggio. Non c'è più un palazzo intero. La popolazione è rimasta senza acqua e luce. A volte la luce ritorna, ma non c'è riscaldamento. C’è il rischio che un terzo della popolazione che è rimasta non sopravvivrà questo inverno”.

