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Mario Matasci: "Sono sempre stato attratto da personalità sommerse"
Mario Matasci: "Sono sempre stato attratto da personalità sommerse"
Mario Matasci: "Sono sempre stato attratto da personalità sommerse"
Redazione
7 anni fa
Classe 1931, non è solo un pioniere del Merlot ticinese ma anche un importante collezionista e gallerista

Mario Matasci non è solo un pioniere del Merlot ticinese. Nel corso degli ultimi cinquant’anni è diventato un importante collezionista e gallerista: un idealista fuori dal tempo.

“La vera tragedia non è morire, ma nascere”. È questa l’essenza della poetica del pittore milanese Franco Francese (1920-1996), le cui tele sono state esposte fino allo scorso mese di febbraio nel Deposito della Fondazione per l’arte di Cugnasco-Gerra e che fanno parte di una raccolta molto vasta, che annovera opere di pittura, scultura e fotografia. Nella scelta dei pezzi da collezionare Mario Matasci ha rivolto una particolare attenzione alle correnti informali ed espressioniste di numerosi artisti italiani, svizzeri e tedeschi tra cui Ennio Morlotti, Varlin, Käthe Kollwitz e Johannes Robert Schürch.

Al “Deposito” Matasci riceve ogni visita con una calorosa ospitalità. Chi decide di andarlo a trovare rimane subito sorpreso dalla modestia con cui racconta di quanto ha avviato e vissuto come enologo e dalla pacatezza, intrisa di malinconia, invece, con la quale spiega le scelte dell’appassionato di arte e del gallerista. L’ospite viene accompagnato durante l’intero percorso espositivo dal proprietario che commenta ogni quadro con amorevole passione, come se stesse presentando ogni volta una persona amata, un figlio. Uno dei pregi dell’enologo locarnese è sicuramente quello di riuscire, attraverso una minuziosa illustrazione delle tele esposte, a coinvolgere il visitatore e a renderlo partecipe del suo universo.

La nascita di un mecenate

Classe 1931, Mario Matasci è figlio di Giuseppe, originario di Sonogno, nella valle Verzasca, e di Lucia Gianettoni. Il padre, con Carlo Balemi, è titolare dell’omonima ditta vinicola di Tenero. Frequenta il Collegio Papio di Ascona e successivamente il liceo a Svitto. “Pensavo di divenire un insegnante di disegno, materia in cui ho sempre ottenuto degli ottimi voti.” Il destino ha però voluto altrimenti: si forma come enologo a Losanna e ha modo di intraprendere vari stages in Piemonte, a Canelli, e presso la ditta Schenk di Rolle.

Nel 1956, all’improvvisa morte del genitore, prende in mano, con i fratelli Peppino e Lino, le redini dell’azienda di famiglia. Si rimbocca le maniche e si dedica completamente a quest’attività, mettendo in pratica quanto ha imparato nella Svizzera francese e nella vicina Italia. Non ha tempo di pensare ad altro in quel periodo, finché, verso la fine degli anni Sessanta, una casualità lo porta a contatto con il mondo dell’arte.

Tutto ha inizio nel 1969, in un’osteria chiamata “Contrattempi”, a Losone. Un omone con una fitta barba scura, il pittore grigionese Erwin Sauter, scorge e avvicina l’imprenditore di Tenero, che, seduto a un tavolo, sta aspettando un viticoltore della regione. Gli confessa che ha bisogno di soldi e gli propone l’acquisto di un quadro raffigurante una donna che dorme sui ciottoli. L’opera, particolarmente enigmatica, suscita nell’enologo una sensazione inaspettata. È il primo quadro che entrerà a far parte di una collezione copiosissima, un migliaio di opere che formano un corpo unico, un insieme che descrive l’uomo e la sua esistenza, quasi sempre drammatica.

Sauter vorrebbe inoltre presentare al pubblico ticinese i propri dipinti e chiede a Matasci di aiutarlo. Quest’ultimo acconsente, è mosso dal fatto che in quegli anni in Ticino manchi uno spazio espositivo che possa fungere da vetrina per chi si cimenta nelle arti figurative e inaugura nelle cantine di Villa Jelmini la prima di una lunga serie di mostre. È un atto di autentico mecenatismo quello del giovane locarnese ancora poco esperto di arte, che segna l’avvicinamento a una realtà ricca di inaspettate sfumature e di contatti umani che di certo gli hanno permesso di vedere con altri occhi tutto ciò che lo circonda.

Da quel momento infatti molti pittori della zona iniziano a contattarlo per poter esporre le loro opere nelle cantine della casa vinicola. Approdare alla Matasci rappresentava e rappresenta ancora un punto d’arrivo e un riconoscimento pubblico di prestigio.

Un gesto di pura generosità

Un altro merito di Mario Matasci è stata ed è tuttora la volontà di operare in maniera autonoma e indipendente nel campo della cultura mettendo a disposizione di chi lo volesse la sua passione e le sue conoscenze, contribuendo a valorizzare il lavoro creativo di artisti che sono degni di essere notati. Il collezionista non è semplicemente entrato in possesso di alcune tele e le ha nascoste in un ben celato caveau; al contrario, ha deciso di collocare il suo tesoro in spazi idonei, un “Deposito”, una galleria e una villa, sempre pronti ad accogliere chi volesse condividere con lui l’interesse per la pittura. “Se si amano davvero le proprie cose si è felici se anche gli altri le possano vedere”, confida ai suoi ospiti con una voce calma, quasi umile.

Ai piani superiori dell’elegante negozio-enoteca di Tenero, dove trova posto la Collezione Matasci, sono accessibili altri spazi aperti a chiunque desideri esplorare il mondo artistico dell’enologo; non si paga alcun biglietto d’entrata, tutto deve essere il più spontaneo possibile. Lo stesso principio vale per il “Deposito” di Cugnasco-Gerra, un luminoso salotto immerso nel verde e circondato da un’amplissima biblioteca di volumi d’arte, inaugurato nel 2009 e divenuto la sede della Fondazione Matasci per l’Arte. Qui vengono collocate, a rotazione, le tele pazientemente raccolte in cinquant’anni.

Ogni mostra è corredata da un catalogo, curato dapprima da intellettuali ticinesi e lombardi (tra cui Piero Bianconi, Virgilio Gilardoni, Giovanni Testori), poi dal collezionista locarnese che li pubblica presso le proprie edizioni. L’attuale esposizione, intitolata Caos, Cosmo, Colore. Tre capitoli lucreziani, segna un traguardo ammirevole: dieci lustri dalla prima mostra alla Galleria di Tenero.

“Sono sempre stato attratto dalle personalità più sommerse”, ama ripetere. Non a caso ha potuto conoscere quasi tutti i pittori che hanno firmato i quadri della sua collezione. “Un quadro deve riuscire a darmi un’emozione”, afferma senza esitazione. Milano è il suo centro dell’arte, dove ha frequentato e visita tuttora mostre, gallerie, sempre alla ricerca di un’opera nuova da aggiungere alle altre. Il suo obiettivo è di portare alla luce ciò che c’è di più nascosto e di farlo conoscere agli altri. È un gesto di pura generosità che ha qualcosa di quasi mistico in una società caratterizzata perlopiù dall’egoismo e dall’ostentazione di benessere e di ricchezza.

Grande lettore e uomo di cultura, ha saputo inoltre innovare l’azienda di famiglia ideando, nel 1964, l’etichetta e la speciale miscelatura di Merlot “Selezione d’ottobre”, un prodotto che ha contribuito a far conoscere le uve ticinesi in tutta la Svizzera. L’attività vinicola non ha avuto una particolare influenza su quella di gallerista e di collezionista. Essendo stata ad un certo punto particolarmente redditizia gli ha tuttavia permesso di finanziare l’acquisto di opere d’arte. Resta comunque il fatto che i due ambienti, quello vinicolo e quello artistico, rendono il marchio Matasci unico nel suo genere e lo distinguono dalle altre case del sud delle Alpi.

Tania Giudicetti Lovaldi

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