
E’ tutto oro quello che luccica? Negli ultimi tempi si moltiplicano le voci, secondo cui l’economia europea ha imboccato la strada della ripresa. Sembra quasi un ossessivo ritornello.
A guidare il coro è Mario Draghi. Il numero uno della Banca centrale europea ha affermato che l’allentamento quantitativo (il famoso Quantitative Easing) avviato da Francoforte sta già provocando un aumento della domanda di crediti che conferma l’avvio del rilancio del Vecchio Continente. E’ comunque strano di fronte a queste conclamate dichiarazioni di ottimismo constatare che la stessa Bce preveda che alla fine del 2007 la disoccupazione sarà ancora al 9,9%. Quindi, per essere chiari, nel momento in cui il ciclo di ripresa avrà raggiunto il suo massimo il numero dei senza lavoro sarà diminuito di molto poco dall’attuale 11,2%.
C’è qualcosa che stride e che invita a riflettere. Sorge infatti il dubbio che si stia “vendendo” un rimbalzo della crescita per una ripresa sana e duratura. Infatti non vi è alcun dubbio che le condizioni internazionali sono oggi molto favorevoli per il Vecchio Continente. I motivi sono presto detti. Il prezzo del petrolio è sceso e ha ridato quindi potere d’acquisto agli europei. L’euro si è fortemente indebolito rispetto al dollaro, di circa il 25% rispetto a un anno fa, rendendo maggiormente competitivo l’export. Ed infine l’imponente piano di acquisto di obbligazioni da parte della Bce immette una grande quantità di liquidità nel circuito economico, che già sta facendo volare gli indici azionari, ma che nelle speranze di Francoforte dovrebbe allargare i cordoni del credito e, quindi, favorire investimenti e consumi.
Questi fattori si tradurranno sicuramente nei prossimi trimestri in dati migliori del PIL, ma non basteranno per sostenere che la crisi è ormai alle nostre spalle. Per poter sostenere una simile tesi sono indispensabili due ingredienti: un aumento dell’occupazione e un aumento dei salari. Da essi dipende il rafforzamento della domanda interna e quindi il carattere duraturo della ripresa. Ma di segnali in questa direzione se ne vedono molto pochi. Anzi, soprattutto per quanto riguarda le remunerazioni dei lavoratori la tendenza è opposta. L’alta disoccupazione sta provocando una compressione dei salari nella maggior parte dei Paesi europei (anche a causa di riforme del mercato del lavoro che accentuano questo processo). A questo fenomeno si devono aggiungere le misure di risparmio varate da molti Governi che comprimono i trasferimenti (pensioni, ecc.) e che decurtano il potere d’acquisto delle famiglie (aumento di tasse, ecc.).
Quindi, dato che la stessa Banca centrale europea non prevede una significativa diminuzione della disoccupazione e dato che non è ipotizzabile un aumento dei redditi, è molto probabile che quella che ci viene già venduta come una ripresa che ci farà uscire dalla crisi, sarà invece semplicemente un rimbalzo. Ma le autorità politiche e monetarie non sono nemmeno certe di questo risultato. Ed è per questo motivo che si impegnano a diffondere ottimismo a piene mani.
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