
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Paolo Di Muro, educatore nutrizionale e responsabile del reparto Cardiologia riabilitativa e preventiva presso il Cardiocentro, che ha tenuto oggi l’incontro denominato “Prendersi cura del futuro”, presso il palazzo dei congressi di Lugano, in occasione di Lugano Città del Gusto.
Durante l’incontro denominato lei ha esposto alcune falle nel sistema informativo per quanto riguarda la salute.
Il problema non riguarda solamente l’informazione, perché finché il tema della salute non viene strutturato nel piano scolastico, rimarrà sempre un tema affrontato in maniera occasionale e saltuaria, e quindi non riuscirà ad incidere sul presente e nemmeno sul futuro.
E perché i medici non affrontano più apertamente questo problema?
Va detto che ci sono dei medici che sviluppano delle sensibilità loro sul tema della salute, però dobbiamo tutti rassegnarci al fatto che il medico si occupa della malattia, e che fa parte di un approccio al quale non ci rivolgiamo quando non stiamo bene. Difficile che quando uno sta bene, vada dal dottore a chiedere cosa può fare per stare meglio. Quindi il medico si occupa di affrontare un’altra fase, che non è però quella della salute.
Dal punto di vista salutistico, com’è la situazione in Ticino?
Io posso solamente fare riferimento ad alcuni dati che dovrebbero far interrogare tutto il mondo adulto: uno svizzero su due è sovrappeso e solamente l’11% della popolazione mangia le famose cinque porzioni di frutta e verdura raccomandate, e il 60% della popolazione è carente di vitamina D nei mesi invernali. Sicuramente siamo più sensibili a temi come quello dell’esercizio fisico, peccato però che soltanto il 50% della popolazione europea svolge il minimo di attività fisica raccomandato, ovvero venti minuti al giorno. Quindi si sta meglio di prima, ma sicuramente non stiamo bene come potremmo stare se fossimo più sensibili al tema della salute, che è vero che non è tutto, ma senza la salute, tutto è niente.
Qual’è il collegamento tra obesità e malattia?
Si tratta di un collegamento diretto. Il sovrappeso è il viatico per tutta una serie di patologie, che vanno dall’insulinoresistenza, all’ipertensione e ovviamente alle malattie cardiovascolari. Non dimentichiamo che anche la sindrome di Alzheimer si è visto che ha una stretta relazione con il sovrappeso e con le abitudini nutrizionali. Quindi il grasso a cui ormai ci siamo abituati, dato ci si è abituati alla vista di persone pesantemente in sovrappeso, è il fattore predisponente verso tutta una serie di patologie con la quale ciascuno dovrà fare i conti.
Durante il suo incontro le ha parlato molto dell’importanza della vitamina C: come può fare una persona comune ad integrarne maggiormente nella propria dieta?
Prima di tutto mangiando più frutta e verdura cruda, perché la vitamina C è una vitamina molto labile, che tende a depauperarsi con la cottura e l’esposizione al calore. Ma in generale bisogna raggiungere quei 600-800 grammi al giorno di frutta e verdura che sono raccomandati dall’Associazione Mondiale della Sanità, per cambiare la mappa mondiale delle patologie cardiovascolari. I dati ci dicono appunto che solo l’11% della popolazione lo fa, quindi bisogna cominciare a cambiare abitudini, e riuscire a stimolare le generazioni future a trovare nei carboidrati colorati, come appunto frutta e verdura, una maggiore abitudine di consumo giornaliero.
E gli integratori multivitaminici possono essere utili ad integrarne di più?
I multivitaminici no, ma quelli dedicati solo alla vitamina C possono essere un ottimo supporto. Penso ad esempio alla rosa canina o alla cerola. Però non dobbiamo confondere il fabbisogno di una vitamina idrosolubile, ovvero che il corpo riesce ad eliminare se ve n’è eccesso, con vitamine che il corpo riesce a conservare maggiormente.
Ultima domanda, quali sono gli errori più comuni che la gente commette nella propria alimentazione?
Non strutturare il pasto. Lo dico da tempo, non siamo abituati a strutturare ogni cosa, tranne a tavola, dove ci lasciamo trasportare un po’ da quello che c’è. Invece dovremmo imparare a strutturare il pasto: il piatto va diviso in due parti, in una metà ci mettiamo il colore, e nell’altra metà ci vanno le proteine e un po’ di carboidrato integrale, condendo tutto con un olio di qualità come l’olio extravergine d’oliva, e così facendo abbiamo un pasto strutturato. Cosa ci mettiamo poi di specifico sarà guidato dal nostro gusto, perché mangiare in modo strutturato non vuol dire mangiare senza gusto, vuol dire mangiare meglio, e godere di più del gusto.
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