
Un database con oltre 300 milioni di volti, molti dei quali creati da una intelligenza artificiale basata sul cervello umano. Su questo si basa il progetto di Facesoft, una start-up inglese che ha come scopo la creazione di un software in grado di riconoscere ogni espressione umana, comprese quelle invisibili all’occhio umano.
“Se qualcuno sorride falsamente, l’espressione coinvolge solamente la bocca, senza arrivare agli occhi, ma le micro-espressioni sono molto più subdole di questo, e molto più veloci” ha affermato una delle fondatrici Allan Ponniah, che nella vita svolge la professione di chirurga facciale.
Facesoft sta attualmente contrattando l’utilizzo del software con la polizia di Mumbai, per scandagliare la folla e prevenire i disordini. La stessa offerta è stata proposta alle forze dell’ordine inglesi.
L’utilizzo di algoritmi basati sulle intelligenze artificiali da parte della polizia non ha mancato di destare controversie. Nel mese di aprile, un gruppo di ricerca che comprendeva nomi come Facebook, Alphabet e Apple ha pubblicato un rapporto dove viene dimostrato come l’utilizzo di algoritmi aventi come scopo l’aiutare i giudici nell’effettuare sentenze migliori, sia potenzialmente dannoso, quando non del tutto inutile.
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