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L'inflazione per uscire dalla crisi
Redazione
13 anni fa
E' la strada imboccata dal Giappone e seguita con grande interesse dai Paesi occidentali

Il Giappone decide di rompere gli indugi e di stampare moneta a più non posso per cercare di uscire da più di un ventennio di deflazione. Il Paese scommette sull’inflazione. Questa svolta di Tokyo non avrà conseguenze solo sull’economia nipponica, ma anche sul resto del mondo. Infatti l’enorme quantità di yen che verrà stampata provocherà, da un lato, un ulteriore indebolimento della moneta giapponese, creando tensioni commerciali di non poco conto soprattutto con gli altri Paesi asiatici, e, dall’altro, è destinata in buona parte a riversarsi sui mercati finanziari internazionali alla ricerca di rendimenti migliori alimentando bolle delle borse e dei mercati obbligazionari. Si tratta dunque di una decisione che non riguarda unicamente il Giappone. Inoltre, il plauso del Fondo Monetario Internazionale e il tacito assenso delle altre banche centrali, degli Stati Uniti e dei Paesi europei inducono a ritenere che la rivoluzione attuata dalla Banca del Giappone con la decisione di inondare l’economia di liquidità non è solo condivisa, ma potrebbe diventare la via che potrebbero imboccare altri istituti di emissione ed in primis la Banca centrale europea che sta facendo i conti con un’economia di Eurolandia in crescente difficoltà e con un tasso di inflazione in calo. Il Giappone ha deciso di raddoppiare la base monetaria (ossia la moneta in circolazione più i depositi bancari) del Paese nell’arco di due anni. Ciò vuol dire che ogni mese verrà iniettata nell’economia una quantità di nuova moneta pari all’1% del PIL nipponico e che la base monetaria giapponese passerà dall’attuale 29% al 55% del PIL de Paese. Per fornire un’idea dell’entità di questa manovra, basta ricordare che il Quantitative Easing statunitense comporta un’iniezione di moneta pari allo 0,5% del PIL ogni mese e che attualmente la quantità di moneta in circolazione e di depositi bancari è inferiore al 20% sia negli Stati Uniti sia in Eurolandia. Dunque si tratta di una scelta originata dalla disperazione che ha spinto Tokyo a lanciare una vera e propria “guerra senza quartiere” contro la crisi. La Banca del Giappone si propone di sconfiggere le aspettative deflazionistiche, di rendere possibile una dinamica di aumento dei prezzi che dovrebbe spingere l’inflazione ad un rialzo che dovrebbe raggiungere il 2%. E’ quindi legittimo interrogarsi sulle possibilità di successo di questa politica e sulle probabile conseguenze per gli altri Paesi. Le probabilità di successo di questa politica monetaria estremamente aggressiva non appaiono molto elevate. Infatti per invertire i meccanismi della crisi, questa mossa dovrebbe essere accompagnata da un forte aumento della spesa pubblica, che appare poco probabile visto l’enorme debito pubblico accumulato da Tokyo. E’ quindi probabile che il maggiore impulso alla crescita sarà costituito dalla progressiva svalutazione della moneta che favorirà la potente macchina di esportazione nipponica. Questa politica cela però pericoli enormi. Il primo e il più importante è una forte incentivazione degli investimenti esteri. Infatti l’indebolimento dello yen e il livello di poco superiore allo zero dei tassi di interesse sono destinati a spingere investitori privati e istituzionali giapponesi a cercare lidi più attrattivi all’estero (rimanendo la borsa di Tokyo, che si è già notevolmente rafforzata, l’unica alternativa. Se questo processo dovesse assumere proporzioni notevoli, lo yen si indebolirebbe notevolmente e il Giappone avrebbe difficoltà a finanziare il proprio debito pubblico, come invece ha fatto finora. In buona sostanza, il Giappone potrebbe trovarsi con una moneta debole e anche con una forte inflazione, causata dalla necessità di importare le materie prime di cui il Paese ha bisogno) senza necessariamente assistere ad una ripresa solida e duratura della propria economia. Infatti l’errore di fondo della politica di Tokyo è che la crisi non è dovuta ad una politica monetaria restrittiva e, quindi, non può essere superata ricorrendo a terapie monetarie. Il vero obiettivo di ques

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