
Mentre la Commissione europea e i singoli Governi europei dormivano, c’è voluto un giovane studente austriaco per rimettere in riga i giganti americani della Silicon Valley e soprattutto le pratiche della NSA statunitense di setacciare tutti i dati delle nostre e-mail e delle nostre comunicazioni attraverso la rete. Infatti Max Schrems, 28.enne studente di legge, ha infatti denunciato Facebook di non rispettare le leggi europee sulla protezione dei dati e lo scorso 6 ottobre la Corte di giustizia europea gli ha dato ragione. Questa vicenda è significativa per diverse ragioni.
In primo luogo, l’Europa e i singoli Governi europei non svolgono il loro compito primo che è la difesa dei diritti dei loro cittadini. Infatti la protezione dei dati personali è considerata giustamente in Europa un diritto fondamentale. Quindi un diritto che i Governi devono difendere. Ma l’Europa che fa la voce grossa con i deboli si è confermata anche in questa vicenda “vigliacca” (o meglio “serva) con i forti. Infatti, nonostante le rivelazioni di Edward Snowden, che hanno confermato che i servizi segreti americani setacciavano i dati che circolano sulla rete, non ha preso alcuna iniziativa per proteggere la sfera personale dei propri cittadini. Eppure tutti le informazioni che circolano sulle piattaforme di Google, Apple, Facebook, ecc. vengono immediatamente trasferiti negli Stati Uniti in base ad un accordo tra Unione Europea ed USA, chiamato “Safe Harbour” (porto sicuro), concluso parecchi anni fa, in base al quale questo trasferimento dei dati era legale se le società americane si impegnavano a rispettare le regole europee. Insomma, una specie di autocertificazione. Ora la Corte di giustizia europea ha statuito che “questo accordo compromette l’essenza del diritto fondamentale di rispettare la sfera privata, dato che le autorità americane hanno libero accesso ai contenuti di queste comunicazioni elettroniche.” La Corte ha inoltre deciso che le autorità nazionali hanno il diritto di valutare se le future intese di Bruxelles prevedono una sufficiente protezione dei dati personali e, se non ritenessero sufficienti queste salvaguardie, hanno il diritto di rivolgersi ancora alla Corte di giustizia europea. Ciò vuol dire che i risultati di un nuovo negoziato sulla questione tra Unione Europea e Stati Uniti sarà costantemente sottoposto ad una sorveglianza costante da parte delle autorità giudiziarie.
In secondo luogo, le conseguenze di questa sentenza saranno paradossalmente positive per l’Europa. Infatti i giganti di Internet dovranno creare in Europa dei centri di immagazzinamento dei dati. Quindi verranno creati posti di lavoro da società americane che già eludono alla grande il pagamento delle imposte nei Paesi europei dove operano senza (anche in questo caso) alcuna reazione europea significativa. Il grido d’allarme lanciato dai giganti della Silicon Valley di una “balcanizzazione di Internet” non è assolutamente credibile. Anzi, proprio questa separazione renderà possibile lo sviluppo e l’affermazione di società europee. E’ quanto del resto è successo in Cina, dove società come Tencent, Alibaba e Baidu si sono affermate anche grazie alla protezione offerta dalla “Grande Muraglia”, il filtro costruito da Pechino per motivi politici.
Questa vicenda non è ancora conclusa. Infatti l’Unione Europea dovrà ora trattare con gli Stati Uniti per trovare un nuovo accordo. La Corte di giustizia europea ha comunque posto un chiaro limite ai cedimenti di Bruxelles. Anzi, dato che anche la Corte non si fida dei politici e dei Governi che guidano l’Europa (che si genuflettono sempre davanti agli Stati Uniti) ha intelligentemente creato una procedura giuridica attraverso cui una nuova calata di braghe possa essere facilmente contestata dai gruppi che si battono giustamente per la difesa dei diritti fondamentali delle persone. Questo caso dimostra la totale infondatezza della tesi che l’Europa serve per tener testa alle potenze del mondo. Le vicende di Internet, come gli sviluppi della crisi in Vicino Oriente, inducono invece a ritenere che l’attività principale dell’Unione Europea sia quella di assecondare gli interessi americani e di obbedire agli ordini che provengono da Washington.
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