
L’Unione Europea è ormai una barca senza timone e ogni Paese va per la sua strada incurante delle opinioni e degli interessi degli altri partner. Le lacerazioni si moltiplicano e sono sempre più evidenti. Per nasconderle si ricorre all’ipocrisia e a proclami vuoti miranti a distrarre l’opinione pubblica. Per suffragare queste affermazioni, facciamo alcuni esempi.
Il presidente François Hollande ha dichiarato all’indomani delle stragi di Parigi che la Francia è in guerra contro il terrorismo islamico e ha fatto seguire questo proclama da un’intensificazione dei bombardamenti sullo Stato islamico e da un’intensa attività diplomatica. Il presidente francese si è ritrovato però con un unico alleato credibile: la Russia di Putin, ossia contro il quale l’Unione Europea ha imposto delle sanzioni dopo l’annessione della Crimea e la crisi ucraina. Ma c’è di più. Per dare credibilità alle sue parole, Hollande non può solo contare solo sui bombardamenti aerei, ma ha bisogno di alleati disposti a combattere sul terreno e sul mercato non vi sono che i curdi (nemici acerrimi della Turchia) e l’esercito del presidente siriano Assad sostenuto dall’Iran. In pratica si ritrova in linea di collisione con le posizioni americane e dei suoi alleati europei. Ma tutto questo apparente risuonare di sciabole che obiettivo ha? Lo scopo è quello di dimostrarsi un capo di stato risoluto ed evitare che l’attacco terroristico dello scorso 13 novembre favorisca il Front National di Marine Le Pen e repubblicani di Nicholas Sarkozy. Infatti per combattere efficacemente lo Stato islamico sarebbe ben più utile imporre sanzioni contro i Paesi che direttamente e indirettamente lo sostengono. Questi Paesi si chiamano Turchia, Arabia Saudita ed Emirati del Golfo, ma gli interessi economici lo impediscono (basti ricordare, a mo’ d’esempio che la Francia sta vendendo i suoi caccia Rafale al Qatar).
E proprio quando François Hollande dichiara guerra allo Stato Islamico, l’Unione Europea conclude un’intesa con la Turchia di Erdogan, attraverso il cui confine con la Siria transitano liberamente i Foreign Fighters dell’ISIS. In cambio dell’impegno di Ankara di frenare l’esodo dei profughi siriani, Ankara riceverà 3 miliardi di euro, l’abolizione dei visti di entrata dei 77 milioni di turchi in Europa a partire dal prossimo mese di ottobre e il rilancio delle trattative per l’entrata del Paese nell’UE. Insomma, Erdogan ha fatto trangugiare all’Europa un accordo punitivo, che sconfessa la politica degli ultimi anni dell’Unione. Questa intesa mostra solo la disperazione di Bruxelles e soprattutto di Angela Merkel e non è né eticamente né politicamente giustificabile. Eticamente, poiché si legittima un capo dello stato che viola le norme democratiche, fa uccidere i suoi oppositori e che soprattutto sostiene i tagliagola dell’ISIS. Politicamente, poiché milioni di siriani sono fuggiti in Libano e in Giordania e, quindi, anche questi Stati meriterebbero l’aiuto di Bruxelles.
La crisi dei migranti ha messo in mostra le lacerazioni dell’Europa. Alla politica delle porte aperte di Angela Merkel, oramai apertamente criticata dai dirigenti del suo stesso partito, si contrappone la costruzione di muri lungo le frontiere per tentare di bloccare questo esodo. A erigere muri non è più solo l’Ungheria di Viktor Orban, ma anche la Slovenia e la Croazia. E a una visione di un’Europa aperta, generosa e multiculturale, non si contrappongono solo i Paesi europei dell’Est, ma anche il primo ministro della liberale Olanda, Mark Rutte, il quale ha dichiarato che questi movimenti di popolazioni ricordano quelli che determinarono il declino e poi il crollo dell’Impero romano. Pure i tentativi di distribuire i migranti tra i diversi Paesi europei sono completamente falliti. Nel frattempo la crisi ha mandato in soffitta uno dei maggiori successi dell’Europa, ossia il trattato di Schengen che ha permesso l’abolizione delle frontiere.
Con Shengen sta andando nel dimenticatoio anche il Patto di stabilità. La Francia ha infatti dichiarato che le esigenze di sicurezza del Paese sono molto più importanti degli accordi sul risanamento dei conti pubblici. L’Italia ha subito colto la palla al balzo per pretendere maggiore flessibilità e gli altri Paesi si stanno rapidamente accodando. Anche in questo caso non si tratta di un rifiuto di politiche di austerità, che sono state nocive per l’economia europea, ma delle scappatoie per bucare un pochino qua e un pochino là. Quindi senza alcuna visione comune del futuro.
E si tratta di un futuro non roseo, come confermerà la Banca centrale europea domani, quando compierà un ulteriore passo per rafforzare l’economia del Vecchio Continente attraverso un prolungamento del Quantitative Easing e molto probabilmente anche attraverso un ulteriore riduzione dei tassi negativi. Questa scelta dell’istituto diretto da Mario Draghi verrà fatta in barba all’opposizione tedesca, che è totalmente condivisibile, poiché la stampa continua di euro non rilancia l’economia. L’unico effetto positivo sarà un ulteriore indebolimento dell’euro che però nell’attuale contesto di stagnazione dell’economia mondiale non produrrà grandi risultati, ma creerà solo nuovi grandi problemi alla Banca Nazionale Svizzera che sarà costretta ad intervenire ancora e in modo massiccio per frenare la tendenza all’apprezzamento del franco. Dunque si tratterà di un tentativo azzardato e disperato che sta rischiando di ripiombare in recessione.
In conclusione, l’accavallarsi delle crisi conferma che l’Unione Europea non ha un’idea condivisa del proprio futuro e non offre alcuna speranza per i milioni di disoccupati e soprattutto per i giovani che sono esclusi dal mercato del lavoro. Possiede invece classi politiche che non hanno alcuna visione prospettica e che cercano unicamente di salvare le loro poltrone ricorrendo alla demagogia e a tutti gli strumenti più bassi della politica. L’Europa ha invece bisogno di una grande svolta politica, come ha un numero sempre più crescente di cittadini che cercano nei partiti euroscettici un’alternativa allo sfascio che sta determinando l’Unione europea.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

