
Al prossimo vertice del G20 in programma il 3 e 4 novembre a Cannes l’Europa era stata sollecitata soprattutto da Washington a presentare un piano preciso e dettagliato per tentare di risolvere la crisi dell’euro. Questo obiettivo sembra oggi in forse. Il Governo tedesco ha infatti chiaramente comunicato che dal vertice europeo di domenica prossima non uscirà nulla di concreto. Il presunto accordo franco-tedesco per ricapitalizzare le banche e per risolvere la crisi greca si è dimostrato niente di più che un’illusione. Le difficoltà di venirne ad una sono sempre le stesse: chi paga il conto? Infatti tra Nicolas Sarkozy e Angela Merkel esiste una divergenza di fondo che continua a rimanere irrisolta. Il Presidente francese, preoccupato del precario stato di salute sia delle finanze pubbliche transalpine sia dello stato delle tre maggiori banche francesi, desidererebbe che la ricapitalizzazione delle banche possa essere finanziata prevalentemente dal Fondo Salva-Stati non solo per non porre in pericolo la tripla A, di cui ancora gode la Francia, ma soprattutto per non far allargare ulteriormente il differenziale tra i tassi francesi e tedeschi e quindi non far cadere il Paese nelle non piacevoli condizioni di Spagna ed Italia. Sarkozy non vuole nemmeno che un’incisiva ristrutturazione dei titoli pubblici greci metta ulteriormente in risalto le debolezze delle banche francesi, alcune delle quali sono presenti con proprie filiali nel Paese ellenico. Il cancelliere tedesco vuole che la ricapitalizzazione delle banche venga effettuata dal mercato con l’aiuto (se necessario) dei singoli Stati. Desidera che il Fondo Salva-Stati aiuti la ricapitalizzazione delle banche solo in ultima istanza e nei Paesi in difficoltà, come Grecia, Portogallo ed Irlanda. Il problema è dunque sempre il medesimo. La Francia e gli altri Paesi in difficoltà premono per una condivisione dei costi. Germania, Olanda, Finlandia ed Austria si oppongono. L’opposizione di questi ultimi non è solo dovuta alle resistenze politiche interne, ma anche al giustificato timore che il conto sia così salato da mettere in dubbio la solidità dei loro conti pubblici. Ma c’è di più. Molti ritengono, ed è anche la mia opinione, che il santo non valga la candela, ossia che anche un grande intervento dei Paesi del Nord non basti per risollevare un’Eurolandia che non è afflitta solo dalla questione dei debiti sovrani, ma anche da una crescente perdita di competitività delle economie deboli. In altri termini, anche se si superasse questa crisi, il debito dei debiti sovrani si ripresenterebbe ben presto, poiché le economie di Grecia, Portogallo, Italia e Spagna e anche della Francia non sono sufficientemente competitive per tenere il passo delle altre. Quindi, i Paesi forti temono di svenarsi per un’impresa dall’esito incerto e per di più probabilmente inutile.
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