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Lehman Brothers: una crisi sprecata
Redazione
13 anni fa
Dopo cinque anni non vi è una ripresa sana, ma solo il pericolo di una nuova crisi mondiale senza precedenti

Il 15 settembre del 2008 falliva la Lehman Brothers. Fu l’apice della crisi finanziaria che mise in ginocchio l’economia occidentale. Governi e banche centrali a suon di centinaia di miliardi per salvare il sistema bancario dalla bancarotta, ma non poterono evitare la più grave recessione di questo dopoguerra che in Europa si trasformò nella crisi dell’euro. La storia è nota e non è necessario ripeterla, ma occorre sottolineare alcuni punti. Innanzitutto l’economia occidentale continua a versare in stato comatoso. E’ ricoverata nel reparto cure intense ed è sostenuta dalle continue iniezioni di liquidità delle banche centrali e da tassi di interesse di poco superiori allo zero. Quindi, continuiamo a vivere in uno stato di emergenza e i barlumi di ripresa, tanto enfatizzati da autorità e media, sono effimeri e non sostenibili nel tempo. In secondo luogo, la metamorfosi della crisi finanziaria nella crisi dell’euro ha fatto sì che molti Paesi europei abbiano ancora oggi un PIL inferiore a quello di prima dello scoppio della crisi. Le politiche di austerità imposte da Bruxelles hanno depresso le loro economie e le possibilità di ripresa appaiono frutto di menti fantasiose. Anzi, è probabile che nelle prossime settimane assisteremo ad una improvvisa recrudescenza della crisi dell’euro, poiché molti Paesi (tra cui l’Italia) non appaiono in grado di rispettare gli obiettivi di finanza pubblica. Ma ciò che è più grave è che non ci sono speranze di ripresa. E’ quindi prevedibile e anche auspicabile è una rottura dell’euro che darebbe ai Paesi in difficoltà la possibilità di svalutare le loro nuove monete (guadagnando in competitività e rilanciando le esportazioni) e di riconquistare la loro autonomia monetaria per monetizzare parte dei loro debiti pubblici. Sebbene le élites politiche, economiche e finanziarie europee neghino questa eventualità, questa rimane l’unica possibilità per l’Europa di arrestare il declino e di riprendere a crescere. In terzo luogo, a livello di politica economica si usano come “soluzione” le politiche sono state definite le “cause” della crisi. Infatti la continua stampa di nuova moneta tende a favorire un aumento dell’indebitamento ritenuto allora una causa della crisi. Queste politiche non producono una ripresa sana e duratura, ma solo nuove bolle finanziarie, come quelle stanno già crescendo nei mercati azionari e dei capitali. Inoltre, queste politiche non sono neutrali: favoriscono i ceti più favoriti a scapito di quelli meno abbienti, allargando ulteriormente le diseguaglianze sociali che sono già salite a livelli da primato. In quarto luogo, non si è varata una riforma del sistema finanziario. Si sono introdotte qua e là nuove regole che non affrontano il cuore del problema: far ritornare il sistema bancario al ruolo di una “utility” al servizio dell’economia reale. Il risultato è che i rischi sistemici emersi nell’autunno del 2008 sono presenti ancora oggi. Infatti le banche “too big to fail” sono più grandi di prima, l’aumento dei requisiti di capitale è un palliativo facile da aggirare, il settore bancario ombra non è stato regolamentato, così come gli strumenti della nuova ingegneria finanziaria. Insomma, nulla o troppo poco è cambiato e la crisi è stata “sprecata”. A cinque anni dal fallimento della Lehman Brothers l’unica notizia rallegrante è che Larry Summers, il principale candidato alla successione di Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve ha dovuto gettare la spugna. Infatti Larry Summers è sicuramente uno dei primi responsabili della crisi finanziaria del 2008, dato che in qualità di segretario al Tesoro dell’amministrazione Clinton fu l’artefice della deregolamentazione del settore finanziario, di cui uno dei punti essenziali fu l’abrogazione dello Glass-Steagall Act, che separava l’attività delle banche commerciali da quelle di investimento. L’eclisse di Summers segna una rottura nella tradizione politica americana che vede alla guida della Fed e

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