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"Lebanon" è il grande favorito per il Leone d'oro
Redazione
17 anni fa
La guerra vista da un carrarmato. Al Lido il film in concorso di Samuel Maoz ha commosso e convinto tutti. Ed ora è in pole position per il premio più ambito

''Tutto è partito da un ricordo sensoriale: l'odore di carne bruciata. Dalla mia memoria soggettiva è nato questo film, che ha una struttura classica per far sentire i sentimenti dei personaggi al pubblico, perché si identifichi". Così il regista israeliano Samuel Maoz presenta il suo "Lebanon", accolto con entusiasmo al Lido. Il film è ambientato durante la Prima Guerra del Libano del 1982, quando il 6 giugno alle 6.15 del mattino l'allora soldato 20enne Maoz uccise un uomo, per la prima volta nella sua vita. "Alcuni ricordi non li ho più, ma gli altri - prosegue il regista e sceneggiatore - mi sono serviti non per documentare degli eventi, ma per raccontare la storie interiore dei carristi, quattro anime ferite e sanguinanti". Quattro anime ventenni - Shmulik l'artigliere, Assi il capocarro, Hertzel il servente e Ygal il pilota - in missione su un carro armato per perlustrare una cittadina ostile, già bombardata dall'aviazione israeliana: "Siamo una banda, intrappolata in quel mostro sanguinante che è il carro", dice Micael Moshonov, che interpreta Ygal sottolineando come il suo atteggiamento non cambi di fronte a una "guerra giusta" oppure "sbagliata".Maoz ricorda come in Libano e in ogni altro conflitto "si debba sopravvivere di fronte alla tua stessa morte: la tua anima è lacerata dal dissidio tra l'istinto di sopravvivenza e la morale", aggiungendo come abbia realizzato "Lebanon" solo oggi "perché dovevo prendere la giusta distanza dagli eventi: tra iperrealismo e surrealismo, per un viaggio consapevole del pubblico". Nel film la sequenza delle scene, l'abbinamento tra immagini iperrealistiche e scorci surreali sono stati frutto di un processo lungo e molto calcolato, per portare il pubblico "ad un viaggio consapevole". Un formula efficace, visto che lo spettatore ha la sensazione di vivere anche lui all'interno del carro armato tensioni e paure, stordito a tratti dai colpi assordanti che rimbalzano contro la blindatura. Eppure, malgrado il film conquisti e inchiodi, grazie anche ad un gruppo di attori convincenti che hanno "fatto squadra" nel dare immagine e forma alle testimonianze dolorose del regista, Maoz è convinto che non sia abbastanza, per rendere l'orrore che ha vissuto. "Posso spiegarvi la guerra. E voi pensate di averla capita. Ma la guerra non si può capire". SKA

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