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Le navi spruzzanuvole
Redazione
18 anni fa
E' di uno scienziato britannico l'idea di varare delle navi fantasma in grado di creare delle scie di acqua nebulizzata atte a fermare il riscaldamento atmosferico

E' di uno scienziato britannico l'idea di varare delle navi fantasma in grado di creare delle scie di acqua nebulizzata atte a fermare il riscaldamento atmosferico. Stephen Salter, dell'Università di Edimburgo, e due suoi colleghi, garantiscono di poter realizzare il progetto per meno di 100 milioni di euro all'anno. I vascelli creati dal team avranno un motore rotante che permetterà di spruzzare piccolissime goccioline d'acqua di mare nelle nuvole di aree spicifiche, il tutto per 365 giorni all'anno e 24 ore su 24. La nebbiolina spruzzata dalle imbarcazioni dovrebbe uniformarsi alle nubi sovrastanti, aumentandone la superficie e rendendole più chiare possibile; questo dovrebbe renderle più brillanti, in modo da poter riflettere le radiazioni solari nello spazio, diminuendo così il surriscaldamento globale creato dagli idrocarburi. I vascelli saranno totalmente robotizzati, quindi privi di equipaggio. Salter ha spiegato che saranno necessarie dalle 1200 alle 1500 navi, la loro lunghezza dovrebbe essere di 45 metri e il loro peso di 300 tonnellate. E nonostante la quantità di navi, lo scienziato ha stimato i costi del progetto contenuti; servirebbero 5 milioni di euro per provarne la fattibilità tecnica, e circa 20 milioni di euro per lo sviluppo. Costi relativamente irrisori se pensiamo che oltre a dover ridurre il surriscaldamento terrestre, queste navi potranno anche avere funzione di laboratori galleggianti atte al controllo degli oceani. Sempre Salter ha calcolato che basterebbe costruire 50 navi all'anno, da rendere operative 24 ore al giorno per tutto l'anno, al fine di preservare il nostro pianeta. Questi vascelli potranno essere mandati in mare secondo tragitti pre stabiliti; o essere usati localmente, per esempio al fine di raffreddare l'artico o i mari circostanti le barriere coralline. E lo stesso Salter assicura che gli effetti delle navi potranno essere tenuti sotto controllo, in caso dovesse succedere qualcosa, attivandoli o interrompendoli completamente. Un po' di storia: la tecnologia studiata dal terzetto di scienziati si rifà al progetto di Anton Flettner (1885 - 1961); i rotori Flettner, questo il nome del progetto dell'ingegnere aeronautico tedesco, che vennero già sperimentati 80 anni fa. Infatti, nel 1926, una nave che sfruttava la forza rotazionale dei rotori Flettner attraversò con successo l'Atlantico; la tecnologia fu però abbandonata, causa la Grande depressione del 1929. Salter ha dunque ripreso i rotori Flettner, sviluppandoli e adattandoli al suo progetto. Le navi robot vagheranno per gli oceani a una velocità compresa tra gli 8 e i 24 nodi; le turbine a elica verranno utilizzate anche per i generatori di acqua nebulizzata. Il funzionamento dovrebbe avvenire nel modo seguente: una volta filtrata, l'acqua del mare verrebbe poi spinta da dischi del diametro di 15 centimetri, aventi un miliardo di minuscoli buchini. Ciò permetterebbe di produrre una nube di goccioline, ognuna più piccola di un micron. Una volta prodotta, la nebbiolina verrebbe spinta verso l'alto tramite dei ventilatori presenti all'interno dei cilindri dei motori. E l'idea dello scienziato sembra essere convincente, come afferma Oliver Wingenter, del New Mexico Institute of Mining and Technology di Socorro. Ma lo stesso Wingenter spiega che questa nuova forma di Geo Engineering potrebbe contribuire a una diminuzione delle precipitazioni; lo stesso Salter ammette che, a livello regionale, c'é il rischio di influenzare il clima in maniera radicale.

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