
L’autorete di Daniel Vasella non poteva essere più clamorosa. Infatti a pochi giorni dal voto sull’iniziativa Minder la notizia che il Consiglio di Amministrazione di Novartis ha deciso di elargire 72 milioni di franchi al suo oramai ex Presidente, affinché non mettesse le sue competenze al servizio dei concorrenti della multinazionale di Basilea, ha costituito la migliore propaganda per votare sì a quello che alcuni hanno definito il nuovo “Guglielmo Tell” elvetico. A nulla o a poco sembrano essere servite le dichiarazioni di Daniel Vasella il quale ha garantito che dopo avere pagato le imposte verserà i soldi rimanenti ad enti caritatevoli. La frittata sembra fatta, anche perché questo gesto è sicuramente avvenuto dopo aver udito le proteste degli ambienti di economiesuisse che hanno visto vanificati gli sforzi (e anche gli 8 milioni di franchi raccolti) per far respingere l’iniziativa contro le retribuzioni abusive. Questo clamoroso avvenimento offre l’occasione per alcune riflessioni. Innanzitutto Daniel Vasella e il CdA di Novartis non hanno assolutamente tenuto in considerazione le possibile conseguenze politiche dell’annuncio di questa buonuscita milionaria. Detta in altri termini, non si sono resi conto che i tempi e l’ammontare della cifra avrebbe creato una notevole indignazione che avrebbe messo le ali ai fautori dell’iniziativa Minder. Questo comportamento conferma la mancanza di sensibilità di queste persone rispetto alla realtà politica, sociale ed economica in cui operano. Ritenendosi al di sopra dei cittadini, che faticano per arrivare alla fine del mese, pensano che le loro retribuzioni siano assolutamente giustificate dalle loro qualità spesso solo “presunte”. Negli ultimi anni in Svizzera abbiamo assistito alla corresponsione di buonuscita milionarie per top manager che avevano portato al fallimento (vedi il caso di Swissair) o sull’orlo del fallimento (vedi UBS) le imprese da loro dirette. Questa visione si accompagna alla convinzione che è stata sempre più di più diffusa tra il pubblico che il successo di una società dipende dal suo numero uno. Se ciò può valere per una piccola impresa, è indubbio che la solidità di un’azienda è dovuta dalla qualità dei suoi quadri intermedi e del suo personale. Il numero uno è sostanzialmente responsabile insieme con il Consiglio di Amministrazione delle scelte strategiche della società. E qui si arriva ad un punto cruciale. I membri dei CdA sono spesso scelti dagli stessi manager della società e spesso non sono all’altezza né di svolgere un’efficace opera di controllo sulla gestione della società né di contribuire alla definizione della sua strategia. Abbiamo quindi nelle società ad azionariato diffuso (ossia dove non esiste un azionista di riferimento) una situazione in cui il top management non è controllato da nessuno e quindi controlla se stesso. Non esiste il controllo del CdA, e quindi un controllo dall’alto, e nemmeno un controllo dal basso, poiché le Direzioni generali non sono più luogo di discussione delle possibili scelte, ma organo di trasmissione delle scelte operate dal numero uno. Questo problema, che non esiste solo in Svizzera, non poteva e non è affrontato dall’iniziativa Minder. Quest’ultima però esprime un segnale non equivoco di sfiducia nei confronti dei Consigli di Amministrazione trasferendo da questi ultimi all’assemblea degli azionisti il potere di accettare o respingere le retribuzioni dei principali dirigenti di un’azienda e vieta esplicitamente che il loro allontanamento sia compensato attraverso buonuscita milionarie, ossia i cosiddetti paracadute d’oro inseriti nei loro contratti. Gli avversari dell’iniziativa Minder sostengono che la sua approvazione danneggerà l’economia elvetica e che addirittura porterà “al patibolo la Svizzera liberale”. Vi è più di un motivo per dubitare della bontà di queste previsioni. In tutto il mondo si sta cercando di affrontare il problema delle retribuzioni d’oro dei manager. E’ quindi molto probabile che provvedimenti analoghi vengano adott
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