
L’abdicazione dell’Europa. In questo modo si può leggere la decisione di avviare le trattative tra Stati Uniti e Unione Europea per un accordo sugli investimenti e sul commercio, Il significato di questi “negoziati del secolo” – come sono stati definiti - va ben al di là dell’aspetto strettamente economico. Si tratta di una scelta di campo geostrategica e soprattutto dell’abbandono del sogno europeo – proclamato come un obiettivo del Vecchio Continente – di diventare un soggetto politico, economico e commerciale indipendente. Lo scopo di questa iniziativa è evidente: creare un blocco commerciale ed economico dell’Occidente che si contrapponga non solo economicamente e politicamente alla Cina,. Considerata sempre più a Washington il principale avversario della superpotenza americana. In pratica, l’Europa già legata a Washington da accordi militari (vedi l’Alleanza Atlantica) ed economici, avviando questi negoziati, nega le sue aspirazioni di assurgere ad un ruolo autonomo da giocare a livello internazionale e accetta di continuare a giocare il ruolo di junior partner (se non di vassallo) degli Stati Uniti. Quindi si ripongono nel cassetto tutti i discorsi fatti per costruire l’euro e tutti gli obiettivi di un’Europa unita formulati prima per spiegare la creazione di un mercato unico e poi per spiegare il passaggio all’euro. Si tratta di una scelta strategica che avrà conseguenze di lungo periodo sia politiche sia economiche sul futuro del Vecchio Continente. Cerchiamo di spiegare succintamente i motivi di questa affermazione. Innanzitutto, i rapporti di forza tra Stati Uniti e un’Unione Europea, divisa al proprio interno e sempre in difficoltà a trovare una posizione unitaria, sono chiari. L’intesa, che dovrebbe essere raggiunta dopo due/tre anni di trattative, sarà chiaramente sbilanciata a favore di Washington. Ed è infatti proprio la Casa Bianca ad aver esercitato pressioni per l’avvio di questi negoziati che hanno chiaramente lo scopo di ridurre il peso politico economico della Cina e il non tanto recondito proposito di preparare l’Occidente ad avviare un braccio di ferro con Pechino, partendo dal dato di fatto che l’economia europea e quella americana rappresentano poco meno della metà del PIL mondiale. In pratica si abbandona l’approccio multilaterale delle trattative commerciali nell’ambito del WTO per passare ad accordi bilaterali in cui l’aspetto economico e commerciale è secondario rispetto a quello geostrategico e si creano le premesse per un inasprimento delle relazioni tra Stati Uniti ed Europa, da una parte, e Cina e Russia, dall’altra. Questo approccio non è sicuramente favorevole all’Europa che finora poteva giocare o sperare di giocare (almeno a livello economico) sulla contrapposizione dei due contendenti. In secondo luogo puntare ad un accordo con gli Stati Uniti vuol dire legarsi mani e piedi a politiche economiche che dovrebbero essere decise dagli Stati nazionali. Si tratta di un’altra espropriazione della democrazia. Infatti questi negoziati toccheranno ambiti come gli aiuti all’agricoltura, gli aiuti alla ricerca, la ristrutturazione di gruppi industriali in difficoltà che ridurranno sensibilmente le possibilità di interventi dei singoli Paesi. Insomma, con questo accordo l’Europa si vincola ancor piu’ alle politiche economiche di stampo anglosassone che hanno contribuito fortemente alla sua attuale crisi. Dunque, quest’intesa rappresenterà un ulteriore colpo ai poteri degli Stati nazionali e quindi al potere dei cittadini europei. In terzo luogo, i benefici economici di questo accordo sono discutibili. Infatti anche la superpotenza americana è in difficoltà e non è in grado di dare quell’impulso alla crescita economica che puo’ derivare invece dai Paesi emergenti. Anche i vantaggi di questi accordi commerciali, ipotizzati dagli studi, sono altamente discutibili come si puo’ constatare dagli effetti della globalizzazione sulle nostre economie e soprattutto sul tenore di vita dei cittadini europei. Ma su cio’ ci soffermeremo in un pross
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