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La votazione del 9 febbraio
Redazione
13 anni fa
Alcune puntualizzazioni sull'iniziativa UDC contro l'immigrazione di massa

Il prossimo 9 febbraio si voterà sull’iniziativa dell’UDC contro l’immigrazione di massa. Il dibattito, che si è sviluppato nelle ultime settimane, si è incentrato su due temi: il primo, il pericolo che un’approvazione dell’iniziativa porti alla caduta dell’intero pacchetto di accordi bilaterali con l’Unione Europea e il secondo sui benefici dell’immigrazione per il nostro Paese. Credo che in merito si possano e si debbano fare alcune puntualizzazioni.

Cominciamo con i benefici dell’immigrazione. Non vi è dubbio che l’afflusso di lavoratori stranieri ha a breve termine un effetto tonificante per la nostra economia. Gli immigrati pagano i contributi per l’AVS e quindi hanno allontanato nel tempo le previsioni di un pericoloso disavanzo del nostro primo pilastro che anzi oggi gode di buona salute. Pagano pure i contributi delle altre assicurazioni sociali e quindi favoriscono il loro risanamento. Inoltre vivono e consumano in Svizzera e, dunque, alimentano la domanda e la crescita della nostra economia. Dunque, sembra che gli effetti dell’immigrazione siano unicamente positivi per il nostro Paese. La realtà è molto più sfumata. Innanzitutto la forte immigrazione (solo l’anno scorso sono giunti circa 80mila nuovi immigrati) ha anche effetti negativi. Innanzitutto crea una forte concorrenza sul mercato del lavoro e quindi una pressione al ribasso sui salari, per cui l’effetto positivo per l’economia elvetica non si traduce in un aumento del benessere dei residenti nel nostro Paese. Colpisce che sindacati e partiti di sinistra tendano a dimenticare il dumping salariale, che è il prodotto primario di questa forte ondata di nuovi immigranti. Dimenticano pure le profonde trasformazioni del mercato del lavoro che riducono drasticamente il potere contrattuale dei lavoratori e degli stessi sindacati. Un altro effetto tocca il mercato dell’alloggio con la lievitazione delle pigioni che riduce il potere d’acquisto dei ceti medi e bassi.

Ma gli effetti più importanti si noteranno a medio e a lungo termine. Infatti l’eccezionale stato di salute dell’economia elvetica in questo periodo di forte crisi per buona parte dei maggiori Paesi occidentali è ascrivibile in gran parte a due fattori: l’aumento della popolazione dovuto all’immigrazione e la politica monetaria della Banca Nazionale con tassi di interesse storicamente molto bassi necessari per difendere il tasso di cambio di 1,20 franchi rispetto all’euro. La combinazione di questi due fattori ha dato un forte impulso al settore immobiliare e ai consumi interni, permettendo all’economia elvetica di attraversare questi anni di crisi brillantemente e senza eccessive difficoltà. L’effetto della politica monetaria fortemente espansivo della Banca Nazionale è destinato man mano ad affievolirsi. D’altro canto, l’effetto propulsivo sui consumi e sulla crescita dell’immigrazione può continuare a manifestarsi solo se continuerà l’afflusso di nuovi immigrati. Si potrebbe dunque nel prossimo futuro scoprire che lo stato di grazia della nostra economia era fondato su fattori straordinari e difficilmente ripetibili. Si verrebbe a scoprire che i salari della maggior parte dei lavoratori è stagnato, che i vantaggi per le nostre assicurazioni sociali erano effimeri e che il nostro Paese sarebbe chiamato a fornire assistenza ad un numero crescente di persone. Quindi, le presunte gioie di oggi si trasformerebbero nei dolori di domani.

Passiamo ora alla questione riguardante i nostri rapporti con l’Unione Europea. Il Commissario europeo, Viviane Reding, ha recentemente ribadito che la denuncia della libera circolazione delle persone porterebbero immediatamente, in base alla cosiddetta clausola “ghigliottina”, alla decadenza dell’intero pacchetto di Accordi bilaterali. Molto probabilmente la situazione sta nei termini indicati dalla Signora Reding, poiché l’Unione Europea potrebbe approfittare del voto svizzero per stringere le fila proprio sul tema della libera circolazione delle persone, sul quale le posizioni dei vari Paesi europei si stanno sempre più sfilacciando. Quindi Bruxelles potrebbe approfittare del voto elvetico per serrare le fila. Si tratta di uno scenario assolutamente plausibile, che perô non ne esclude allo stato attuale un secondo, forse meno probabile. Il voto svizzero potrebbe essere invocato da Gran Bretagna, Finlandia, Austria e forse anche dalla Germania per rivedere le norme sulla libera circolazione delle persone, come chiede a gran voce una parte significativa della loro popolazione.

Ma l’aspetto più rilevante è un altro: è giunta al capolinea la via degli accordi bilaterali con l’Unione europea. Lo ha ripetuto la stessa Signora Reding. Bruxelles chiede di fatto una specie di accordo di associazione, che preveda l’immediata accettazione svizzera delle nuove regole europee. Si tratterebbe di una grave e ulteriore riduzione della nostra sovranità e della nostra indipendenza. Non a caso il Consiglio federale ha cominciato a studiare e ad “inventare” delle formule istituzionali e giuridiche per rispondere alle richieste di Bruxelles. Quindi, indipendentemente dall’esito di questo voto, l’era degli Accordi bilaterali sta volgendo al termine e, quindi, una bocciatura dell’iniziativa UDC favorirà quel processo, da tempo in corso, di sempre più stretta associazione del nostro Paese con l’Unione Europea. Secondo molti, non vi sono alternative a questa politica; secondo altri, sono ipotizzabili tempi e modalità diverse da quelle che sembra intravvedere il Consiglio federale. Sta di fatto – ed è questo il punto rilevante ai fini di questa consultazione – che gli Accordi bilaterali sono destinati a rappresentare solo una fase temporanea dei nostri rapporti con Bruxelles.

La scelta per il cittadino svizzero non è dunque facile. E’ comunque certo che un no dei ticinesi all’iniziativa dell’UDC verrebbe interpretato come un chiaro segnale che la maggioranza della popolazione non è preoccupata dell’esplosione del numero dei frontalieri che hanno raggiunto la vetta di 60mila unità.

Alfonso Tuor

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