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La violenza contro le donne
Redazione
18 anni fa
La violenza subita ad opera del proprio fidanzato, marito, o padre, è la prima causa di morte o di invalidità permanente femminile

Condotto nella vicina Italia uno studio sulla violenza verso le donne.Il dato è allarmante; il 31.9% delle donne ha subito violenza fisica o sessuale: il 18,8% ha subito violenze fisiche; il 23,7% ha subito violenze sessuali di cui 4,8% stupro o tentato stupro (un milione di donne). Il 5,4% delle donne di età compresa tra i 16 e i 70 anni è stata vittima di violenza nell’ultimo anno solare: tale percentuale corrisponde a 1.150.000 donne. I reati denunciati corrispondono al 15% delle vittime. I dati sono del Ministero degli Interni, risalgono al 2007. La violenza subita ad opera del proprio fidanzato, marito, o padre, è la prima causa di morte o di invalidità permanente femminile, in un’età compresa tra i 16 e i 44 anni. E’ stato calcolato che nel mondo su ogni due donne ammazzate, una è stata uccisa dal marito o dal compagno, il dato è fornito dal Consiglio d’Europa. E’ opportuno quindi fare delle riflessioni su questo fenomeno sempre più dilagante e continuo oggetto di discussione da parte dei mass media. La definizione di violenza sessuale consiste in qualunque comportamento o abuso di potere che produca danni e sofferenza fisica, sessuale o psicologica. Ci sono infatti forme di violenza più recenti e meno conosciute, come la violenza sul lavoro e quella economica: la prima, di cui fa parte anche il fenomeno del mobbing, consiste in tutti quegli atti espliciti e impliciti che rendono difficoltoso o impediscono di svolgere le mansioni in ambito lavorativo, e viene messa in atto al fine di spingere la vittima a dare le dimissioni, o anche al solo scopo di esercitare un potere su di essa; la seconda, consiste invece in ogni forma di controllo diretto o indiretto sull’indipendenza economica della donna, e viene esercitata ad esempio con l’imposizione del divieto di avere un conto in banca, di gestire il denaro familiare, di trovare o mantenere un’ occupazione lavorativa. La forma peggiore di violenza (in quanto invisibile e perché i suoi effetti possono persistere a vita) sta nelle conseguenze psicologiche provocate da tali condotte brutali e lesive inerenti il ruolo sociale di donna e della sua dignità quale essere umano. E’ difatti profondo il trauma di una violenza e può portare ripercussioni importanti sulla propria persona e nelle relazioni con il prossimo. Spesso la donna che ha subito violenza tende a chiudersi in sé e a vivere in silenzio e nell’isolamento sociale il proprio malessere, senza trovare la forza di chiedere aiuto ad altri. Così molte donne cercano di tenere lontano il dolore quali l’assunzione di alcool, droghe o psicofarmaci, con conseguenze devastanti sulla loro vita. D’altra parte anche chi è vicino alla donna che ha subito violenza, un’amica, il partner o un familiare che sono venuti a conoscenza della violenza, può reagire con sentimenti contrastanti di dolore, di rabbia contro l’artefice della violenza, può provare sensi di colpa per non essersi accorto della situazione, può sperimentare paura o anche indignazione. La cosa importante per chi viene a conoscenza di tali violenze, non lasci sola la vittima e le faccia sentire il proprio sostegno, cercando di farle trovare il coraggio di rivolgersi a strutture atte ad aiutarla; il tutto, però, senza fretta, è infatti di enorme importanza lasciarle tutto il tempo che le può essere necessario a prendere suddetta decisione. Non fate mai sentire la donna giudicata o colpevolizzata, è per lei importante avere una persona accanto sempre disponibile ad ascoltarla e che garantisca la riservatezza delle proprie confessioni, poter contare su qualcuno che non la faccia sentire sola durante il percorso, talvolta lungo, di recupero del proprio equilibrio psicofisico. E’ sempre possibile superare le conseguenze psicologiche della violenza; a tale proposito esistono diverse strutture aventi personale speci

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