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La Svizzera e il 2013
Redazione
14 anni fa
Le prospettive per l'economia ticinese meno buone di quelle per l'economia elvetica

Innanzitutto i più cari auguri di un Felice Anno Nuovo. Il 2013 si profila per il nostro Paese come un anno di crescita moderata. Gli istituti di previsione economica stimano che il nostro PIL dovrebbe crescere un po’ meno dell’1%. Un’espansione non vigorosa, ma notevole se si confrontano le prospettive dell’economia elvetica con quelle dei Paesi che ci circondano. Questo tasso di crescita dovrebbe provocare un lieve aumento della disoccupazione destinata comunque a restare ben inferiore a quella che si registra negli altri Paesi europei. Insomma la Svizzera rimarrebbe, come è stato più volte scritto, un’isola felice all’interno del Vecchio Continente. Queste previsioni dovrebbero rivelarsi azzeccate, se non vi produrranno sorprese negative a livello internazionale. Queste ultime sono altamente improbabili vista la decisione delle principali banche centrali europee di continuare ad immettere grandi quantità di liquidità nel sistema economico. Questa politica dovrebbe permettere di continuare a mantenere anche quest’anno i tassi di interesse ad un livello molto basso e dovrebbe favorire un ulteriore rialzo dei mercati azionari che continueranno ad essere considerati come l’unico porto dove conseguire rendimenti dignitosi. Pure il tasso minimo di cambio del franco svizzero rispetto all’euro sarà difeso con successo in questo 2013 dalla Banca Nazionale Svizzera. Si potrebbe concludere che il 2013 potrebbe rivelarsi un anno senza particolari patemi d’animo per il nostro Paese. Per il nostro Paese come per gli altri Paesi sarà comunque decisivo capire dove condurranno queste politiche monetarie eterodosse. In particolare bisogna interrogarsi se riusciranno a portare l’economia su un sentiero di crescita sana e duratura oppure creeranno solo nuove bolle speculative. I segnali non mancano. Nel mercato dei capitali i tassi sono estremamente bassi e quindi il corso delle obbligazioni è troppo elevato. A livello azionario la corsa al rialzo delle borse potrebbe diventare pericolosa. Insomma le incognite non mancano, ma non è detto che verranno sciolte nel corso dei prossimi mesi. Ben più ardui si prospettano invece i prossimi mesi per il Ticino. Infatti l’economia cantonale risentirà degli effetti della cura dimagrante del settore finanziario. Questi processi si ripercuoteranno sia sul mercato del lavoro sia sul gettito fiscale di alcuni Comuni e del Cantone. Non si tratta di un fenomeno nuovo. Esso si è già prodotto l’anno scorso, ma è destinato ad accentuarsi quest’anno. Pure il settore immobiliare comincerà a mostrare segnali di cedimento, come indica la discesa dei prezzi che già si registra in alcune località. Alle difficoltà del settore finanziario ed immobiliare bisogna inoltre aggiungere il fenomeno dei frontalieri che non è destinato a rasserenare il clima del mercato del lavoro cantonale. Le maggiori sorprese potrebbero comunque giungere dai rapporti con l’Unione Europea. Sul tappeto non vi è unicamente la questione del segreto bancario, ma anche quella della tassazione delle società nel nostro Paese, che Bruxelles ritiene troppo bassa e considera una forma di concorrenza sleale, e soprattutto l’opposizione della Commissione europea di continuare a negoziare con la Svizzera caso per caso sul modello degli accordi bilaterali. E proprio questi dossier potrebbe riservare le sorprese più spiacevoli di questo anno che è appena cominciato.

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