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La piccola Grecia può ancor far tremare l’Europa
Redazione
12 anni fa
Il Governo di Atene conferma di non voler cedere al diktat dell’Unione Europea

I mercati finanziari osservano il braccio di ferro tra Atene e Bruxelles con grande distacco e calma. Molti pensano che il Governo di Alexis Tsipras sarà costretto a piegare la testa e ad accettare all’ultimo minuto le condizioni poste dall’Eurogruppo, poiché l’alternativa sarebbe un collasso finanziario ed economico del Paese che sfocerebbe inevitabilmente in una disastrosa uscita dall’euro. Gli sbocchi di questa crisi potrebbero essere ben diversi e risvegliare operatori finanziari convinti che non esiste il pericolo di contagio della crisi greca.

Innanzitutto non si deve escludere la possibilità che all’ultimo minuto si giunga ad un’intesa. Infatti, lo scontro si gioca oggi sulla formula da adottare per poter aderire alla richiesta di Atene di ottenere alcuni mesi di tempo per rinegoziare i termini degli accordi sottoscritti dai precedenti Governi greci. Per Bruxelles la formula deve consistere nell’estensione dell’attuale programma e, quindi, nell’implicito riconoscimento del nuovo Governo greco degli accordi sin qui sottoscritti con la Troika. Per Atene vi deve essere l’elargizione di un prestito-ponte con l’implicito riconoscimento che le politiche finora imposte da Bruxelles alla Grecia sono fallite. Come tutti sanno, la politica insegna che si possono trovare formule per salvare capre e cavoli, ma questa volta le posizioni delle due parti si sono talmente radicalizzate che una soluzione di compromesso appare improbabile.

Se questa previsione verrà confermata, c’è da chiedersi cosa succederà in Grecia. Il Paese andrà verso il disastro? Alexis Tsipras e il suo ministro delle finanze sono talmente sprovveduti da non prevedere le conseguenze di una rottura con l’Europa? La risposta è no. Il nuovo Governo greco ha un piano B e questo piano B (se attuato) ha la potenzialità di provocare effetti devastanti per l’Unione monetaria europea e per i mercati finanziari, che sarebbero richiamati ad un brusco risveglio. Come abbiamo già scritto la settimana scorsa, il piano B consiste nella creazione di una moneta parallela. In pratica, il Governo pagherebbe pensioni, stipendi dei dipendenti pubblici, opere pubbliche, ecc. attraverso una nuova moneta, che potrebbe essere la dracma, o attraverso dei titoli basati sul futuro gettito fiscale, come hanno già fatto alcuni stati americani. Con questa nuova moneta o con questi titoli la Grecia sarà in grado di abbandonare le politiche di austerità senza uscire dall’euro. Questa moneta o questi titoli saranno un mezzo di pagamento per comprare cibo, pagare l’elettricità e via dicendo e anche per ricapitalizzare il sistema bancario. Il piano è fattibile soprattutto se, come è probabile, Atene verrà rafforzata da qualche linea di credito russa e cinese.

L’esperimento sarà di grande interesse: si tratterebbe di una moneta dell’economia reale usata come mezzo di pagamento e non anche (come accade oggi) come strumento finanziario. Le conseguenze di un simile passo saranno enormi e risveglieranno bruscamente i mercati finanziari che ora dormono. La prima conseguenza è che una volta introdotta la nuova moneta lo Stato greco è nelle condizioni di ripudiare il proprio debito. Anzi, è altamente probabile che lo faccia. Quando anche coloro che credono ancora in un accordo si accorgeranno di quanto sta succedendo i mercati finanziari cominceranno a “ballare”. Infatti l’esempio greco potrebbe essere seguito da altri Paesi (non solo europei) e quindi rimettere in discussione la credibilità dei debiti, ossia la montagna crescente di prestiti e debiti su cui si fondano le nostre economie. In pratica, sarebbe una nuova crisi del genere di quella “argentina”, ma che avviene in un Paese europeo e all’interno dell’Unione monetaria europea. A questo punto qualcuno dirà la Grecia verrà espulsa dall’Unione monetaria. Questa possibilità non è prevista dai trattati che non contemplano l’uscita volontaria di un Paese dall’Unione e ancor meno una sua espulsione. Quindi la crisi diverrebbe esplosiva e dagli esiti incerti. E’ invece certo che uno sviluppo di questo tipo non lascerebbe indifferenti mercati finanziari drogati dalle continue iniezioni di liquidità delle banche centrali. Insomma, un terremoto che rimetterebbe in discussione l’euro e soprattutto la credibilità dei debiti su cui si fonda il nostro sistema finanziario. Dunque, affaire à suivre.

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