
Si dice "parlare a nuora perchè suocera intenda". Non è esattamente così, ma poco ci manca: questo sarebbe infatti uno dei meccanismi con il quale la toxoplasmosi, una malattia portata da un parassita, arriva al suo "ospite finale", ovvero il gatto: spinge i topi ad avvicinarvisi. Fino ad ora si pensava che il parassita semplicemente "spegnesse" la paura nei topi, invece l'Università di Ginevra ha scoperto che il fenomeno è più complesso: li rende addirittura attratti dai loro predatori e da altre componenti, come l'urina di gatto, che di solito tenderebbe a scoraggiarli o allontanarli. Questo avviene grazie alla specifica azione del parassita sul cervello dei topi, che causerebbe in generale una maggiore disinibizione e un aumento di eccitabilità e curiosità. In alcuni test i topi sono stati rinchiusi in gabbie con alcuni dei loro predatori naturali, per esempio i ratti: da sani si "congelavano" per la paura, mentre se infetti dalla malattia non ne mostravano alcuna, anzi: camminavano tranquillamente attorno, e addirittura sopra, i loro "nemici". L'utilità evolutiva di questo comportamento sarebbe, per il parassita, di raggiungere in qualsiasi modo possibile l'intestino dei felini, suo habitat ideale per la riproduzione.
Per gli esseri umani quasi sempre è un ospite innoquo
Visti gli effetti sui topi viene da chiedersi quali siano quelli sugli esseri umani. Sempre secondo quanto pubblicato, esisterebbe una correlazione lieve tra la presenza della toxoplasmosi e l'insorgenza di disturbi neurologici. In alcuni casi, si ipotizza, potrebbe inoltre velocizzare l'insorgenza di malattie come l'Alzheimer, il morbo di Parkinson o la schizofrenia. Non occorre però preoccuparsi troppo: per quanto sembri strano dal 30% all'80% della popolazione ospiterebbe già il parassita, ma in maniera innoqua. L'essere umano non è infatti "destinazione finale" dell'occupante e ha un sistema immunitario tranquillamente in grado di tenerlo a bada. Le uniche persone potenzialmente a rischio a causa della toxoplasmosi sono di conseguenza quelle che già presentano gravi deficienze immunitarie dovute a malattie, come ad esempio l'AIDS.
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