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La falsa paura della Brexit
La falsa paura della Brexit
La falsa paura della Brexit
Redazione
10 anni fa
Le borse temono un’altra vittoria delle forze che si oppongono al potere della finanza e della politica che dominano il mondo

Il calo delle borse europee di questi ultimi giorni è stato immediatamente addebitato al timore dell’uscita della Gran Bretagna dall’euro rinfocolato dai sondaggi che danno in aumento i fautori della Brexit. Ma l’uscita del Regno Unito dall’Unione rappresenta veramente un pericolo economico oppure il calo delle borse è da ascrivere ad altri motivi? E in tal caso quali sono le vere ragioni? A queste domande proviamo a dare un tentativo di risposta.

L’uscita di Londra dall’Unione Europea non avrà alcuna conseguenza economica rilevante né per la Gran Bretagna né per i Paesi europei. Non è infatti immaginabile che Bruxelles sarà in grado di adottare misure punitive contro il Regno Unito. I motivi sono evidenti. In primo luogo, non vi è alcun interesse economico per un’Unione Europea, che vanta un ampio avanzo commerciale con la Gran Bretagna. In secondo luogo, l’accesso al mercato europeo è garantito dagli accordi dell’Organizzazione mondiale del Commercio che non decadono con la Brexit (e cio’ vale anche per la Svizzera se cadessero gli accordi bilaterali con l’Unione). Alcuni potrebbero sostenere che vi potrebbe essere l’interesse politico di mostrare alle opinioni pubbliche europee sempre piu’ euroscettiche che l’uscita dell’Unione ha un costo. Ma anche in questo caso il costo sarebbe minimo: potrebbe riguardare il riconoscimento degli standard, l’omologazione di nuovi medicamenti e poco altro. Tutte misure facilmente aggirabile che avrebbero scarso effetto sulle prospettive dell’economia britannica. L’unica minaccia reale riguarda la City londinese. Ma il ridimensionamento della piazza finanziaria londinese sarebbe un bene per il futuro dell’economia britannica. La finanza speculativa di marca anglosassone ha in ogni caso gli anni contati. Anche in Gran Bretagna si levano in continuazione voci che propongono misure nuove per limitarla nella consapevolezza che le misure finora adottate non hanno assolutamente diminuito la possibilità del ripetersi di una crisi simile a quella del 2008. Inoltre nel mondo (e anche negli Stati Uniti) si stanno ingrossando le forze che chiedono una finanza al servizio dello sviluppo dell’economia reale e la fine della finanza speculativa che produce artificialmente centinaia e centinaia di miliardi di carta straccia che impedisce l’uscita dalla crisi e che continua a farsi sovvenzionare dalla mano pubblica, come capita ora con la politica monetaria che seguono le banche centrali. Quindi un eventuale ridimensionamento della City londinese è quanto Dio comanda e addirittura anticiperebbe quanto avverrà nel giro dei prossimi anni. Inoltre il ridimensionamento della City favorisce un indebolimento della sterlina che è proprio cio’ di cui l’economia britannica ha bisogno per riorientarsi verso l’economia reale che è l’unica che puo’ offrire un futuro al Paese. Infine le minacce dei leader europei, che si sono susseguite negli scorsi giorni, devono essere considerate come manifestazioni di paura. Infatti la Gran Bretagna non ha adottato l’euro e quindi l’uscita dall’Unione è facile e pressoché un processo indolore. Maggiormente rilevanti sono le conseguenze della Brexit per l’Unione Europea. L’uscita della Gran Bretagna potrebbe dare coraggio a Paesi, come l’Olanda, che sono sempre piu’ insofferenti nei confronti di questa Europa e che, essendo dotati di un’economia “forte”, potrebbero affrontare con fiducia il rischio dell’uscita anche dall’euro. Quindi, una Brexit potrebbe essere seguita da una Nexit.

Il ribasso delle borse non è tuttavia dovuto a questi motivi. La vera ragione della paura dei mercati finanziari è che il successo della Brexit darebbe ulteriore impulso a quel movimento trasversale che attraversa l’intera Europa e che è anche molto forte negli Stati Uniti. In termini chiari, darebbe forza alla sempre maggiormente diffusa rivolta contro l’establishment finanziario, economico e politico che governo il mondo, che ha causato la crisi finanziaria del 2008 e che impedisce attraverso la difesa dei suoi privilegi quelle vere riforme che potrebbero farci uscire dalla crisi. Insomma, il voto britannico dimostrerebbe che il potere è nudo e gioca unicamente la carta di spaventare l’elettorato e di denigrare l’avversario politico, data l’incapacità di controbatterne il messaggio politico. Le borse dunque scendono, poiché la vittoria della Brexit è una vittoria della lotta contro l’establishment e il suo modello economico. E’ pure una vittoria che rafforza le forze si battono per difendere la sovranità nazionale (e quindi i diritti dei cittadini) fortemente minacciati dalla globalizzazione, dal moltiplicarsi delle istituzioni sovranazionali e dall’ipocrisia della società multiculturale. I cittadini britannici hanno tra una decina di giorni la possibilità di mostrare che le armi della paura e delle falsità sono oramai spuntate e in questo modo di lottare contro un establishment che ha mille facce che vanno dai mass media agli intellettuali fino ai partiti della sinistra tradizionale.

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