Cerca e trova immobili
Magazine
La droga è finita; ora è tempo di astinenza
Redazione
13 anni fa
Mercati finanzari in fibrillazione dopo l'annuncio della Federal Reserve di voler ridurre la stampa di moneta

Sembra giunta alla fine la festa dei mercati finanziari. A smorzare gli entusiasmi è bastato l’annuncio di Ben Bernanke, secondo cui la Federal Reserve si appresta a ridurre la stampa di nuova moneta per provocare immediatamente un aumento dei tassi di interesse e un calo significativo degli indici azionari. La reazione dei mercati conferma l’analisi che il loro rialzo era il frutto della politica monetaria ultraespansiva delle principali banche centrali e non di un reale miglioramento delle prospettive dell’economia reale. Ora, vi è da interrogarsi sulle cause che hanno spinto la Federal Reserve a preannunciare questo passo e, in secondo luogo, sulle possibili conseguenze di questa mossa. Il presidente della Federal Reserve ha sostenuto che il cambiamento di politica monetaria è dovuto al rafforzarsi della ripresa americana. E’ legittimo nutrire molti dubbi su questa spiegazione. Infatti è indiscutibile che la stampa di nuova moneta da parte della Federal Reserve e di altre banche centrali ha impedito che la crisi precipitasse, ha ridato ossigeno a un sistema bancario al collasso, ha spinto a livelli minimi i tassi di interesse e ha quindi favorito la stabilizzazione del mercato immobiliare e l’ascesa delle borse. E’ però altrettanto indiscutibile che i risultati sull’economia reale sono stato modesti soprattutto in confronto all’entità degli interventi delle autorità monetarie. In proposito basti citare i dati dell’economia che sembra stare meglio, ossia quella statunitense. Gli effetti espansivi della stampa di 1'000 miliardi di dollari da parte della Fed e di un deficit federale, che si aggira attorno ai 600 miliardi di dollari, sono stati “ridicoli”: il PIL americano è aumentato di soli 300 miliardi di dollari. Risultati simili (spesso addirittura peggiori) sono stati registrati in altri Paesi che hanno seguito politiche monetarie analoghe a quelle statunitensi. Ma c’è di più. La maggior parte dei possibili effetti positivi, come la riduzione del costo del denaro, si sono esauriti: non è infatti possibile spingere ulteriormente al ribasso tassi di interesse che sono già a livelli storicamente minimi. Infatti, queste politiche producono effetti una tantum e, se protratte nel tempo, effetti perversi. Questi ultimi sono la formazione di nuove bolle speculative, una cattiva allocazione del capitale e un aumento dell’indebitamento delle famiglie. Sono proprio questi timori ad aver spinto la Fed all’azione. Le borse di mezzo mondo hanno toccato nuovi massimi storici, nonostante le difficoltà dell’economia reale, il basso livello dei tassi di interesse ha favorito gli investimenti ad alto rischio e ha fatto volare borse e valute dei mercati emergenti. L’enorme quantità di moneta in circolazione ha anche raffreddato la crisi dell’euro, riducendo i rendimenti anche dei titoli dei Paesi europei in difficoltà. Insomma negli ultimi mesi si sono moltiplicati i segnali di pericolo ed è questo che ha spinto Ben Bernanke ad annunciare la riduzione delle dosi di droga monetaria iniettate finora nel sistema economico. Quindi, è la paura della formazione di pericolose bolle speculative ad aver fatto cambiare politica alla Federal Reserve. Le conseguenze di questo cambiamento di strategia sono destinate ad essere molto importanti. Negli Stati Uniti l’aumento dei tassi di interesse potrebbe vanificare la ripresa del mercato immobiliare. Le banche potrebbero cercare di vendere i titoli che detengono in bilancio spingendo ulteriormente al rialzo i rendimenti e il dollaro potrebbe rafforzarsi diminuendo la competitività delle società statunitensi. Le conseguenze maggiori si manifesteranno però negli altri Paesi. La fuga dei capitali dai mercati emergenti metterà in difficoltà alcune economie già in forte rallentamento. La politica monetaria molto restrittiva adottata dalla Cina frenerà ulteriormente il secondo motore della crescita mondiale. In sintesi, il polmone dei Paesi emergenti non avrà sufficiente ossigeno per compensare la frenata delle economie occidentali. Le conseguenze peggiori si

© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata