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La crisi dell'euro è destinata presto a riaprirsi
Redazione
12 anni fa
Saranno le tensioni sociali e politiche a determinarlo, soprattutto in Francia ed in Italia

La crisi dell’euro è destinata presto a riaprirsi e l’Italia e la Francia saranno molto probabilmente i Paesi che determineranno la prossima conflagrazione che non si manifesterà nei mercati finanziari con l’esplosione dei rendimenti dei loro titoli pubblici e con l’allargamento degli spread, ma a livello politico e soprattutto di piazza, poiché la recessione, l’esplosione della disoccupazione e l’assenza di qualsiasi speranza di un futuro migliore mettono in pericolo la loro tenuta sociale. Francia e Italia sono due mine di diversa natura. La situazione economica della Francia è molto meno drammatica di quanto venga dipinta; quella dell’Italia è estremamente preoccupante. La crisi dell’euro non si è mai conclusa, ma è stata solo congelata dall’impegno della Banca centrale europea di intervenire nei mercati se i rendimenti dei titoli statali dei Paesi in difficoltà avessero ripreso a salire.

La minaccia della Francia è essenzialmente politica. L’economia francese è solida. Il Paese vanta un alto tasso di risparmio, il maggior numero di grandi multinazionali europee, un’agricoltura florida e uno Stato che funziona. L’economia francese – si dice – soffre però di una grave perdita di competitività e di una pressione fiscale eccessiva. Eppure è stata l’economia europea che all’inizio ha superato meglio la crisi finanziaria del 2008 grazie alla crescita dei consumi interni. Cosa è dunque successo alla Francia? Non è riuscita a tenere il passo e quindi ha perso colpi a causa della crisi e della stagnazione dell’economia europea. Ora, la classe dirigente socialista si è convinta che “il Paese vive da ben 40 anni al di sopra delle proprie possibilità” e il presidente François Hollande ha “capitolato” (eliminando i ministri della sinistra socialista), tradendo le promesse elettorali, piegandosi ai principi dell’austerità e aderendo in toto ai precetti liberisti. Il risultato di questa svolta è certo. L’economia francese non si riprenderà, cadrà in recessione e il piano di grandi tagli della spesa pubblica avvierà l’opera di distruzione dello stato sociale transalpino. I risultati saranno un’ulteriore impennata dei consensi per il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, scioperi e molto probabilmente grandi movimenti di piazza che metteranno in dubbio la tenuta politica di Hollande e quindi dell’intero castello di carte dell’euro.

La situazione economica dell’Italia è drammatica. Il Paese è di nuovo in recessione e addirittura vi sono i primi segnali di deflazione con un indice dei prezzi negativo per la prima volta da circa cinquanta anni. La disoccupazione è in aumento e quella giovanile raggiunge il 40%. Ma soprattutto se si visitano alcune regioni meridionale il crollo economico è balza agli occhi: negozi chiusi con affissi cartelli di vendita anche nelle principali vie delle città, la scomparsa letterale delle attività commerciali (ad eccezione di qualche bar) nei centri agricoli, cui si accompagnano cartelli di messa in vendita di tutto. L’economia si regge unicamente sulle pensioni degli anziani e sugli stipendi dei dipendenti pubblici. La situazione è esplosiva e finora non è scoppiata, poiché è ripresa alla grande l’emigrazione. Il Paese è letteralmente sull’orlo del collasso economico e anche l’uomo della strada lo ha capito. Anche le speranze riposte in Matteo Renzi stanno affievolendosi. E le sue promesse sono sempre meno credibili. Il giovane premier italiano confidava in una ripresa dell’economia europea e mondiale che potesse alleviare le difficoltà dell’Italia. Nulla di tutto ciò sta accadendo. Anzi, l’economia europea va sempre peggio e quella mondiale sta visibilmente rallentando e, come se non bastasse, le sanzioni contro la Russia per la crisi ucraina peggiorano ulteriormente le prospettive. L’Italia dunque si ritrova letteralmente sull’orlo del burrone, che sarà costituito da un rapido e forte peggioramento della realtà economica, destinato a provocare forti tensioni sociali.

Questi Paesi e l’intera economia europea avrebbero bisogno di forti politiche di rilancio economico, ma niente di serio si prospetta all’orizzonte. A livello fiscale si parla di finanziare un piano europeo di investimenti di 300 miliardi di euro che è assolutamente insufficiente per rilanciare un’economia delle dimensioni di quella europea. A livello monetario la Banca centrale europea presto irrorerà nuovamente il sistema bancario di nuova moneta a costo praticamente zero (per l’esattezza allo 0,25%) fornendo liquidità in cambio dell’impegno di concedere prestiti all’economia reale. Questo programma servirà per mettere toppe nei bilanci disastrati di alcune banche europee, che si potranno rifinanziare a costi bassissimi) ma non aumenterà il volume dei crediti bancari. I motivi sono semplici: le richieste di credito stanno diminuendo e quelle che aumentano sono presentate da aziende in forte difficoltà che rappresentano un rischio di sofferenza per le banche. E gli istituti di credito europei non hanno oggi problemi di liquidità, ma problemi di capitale, che aumentano con il crescere delle sofferenze.

Molti chiedono che la Banca centrale europea vari un programma di Quantitative Easing sul modello di quello della Federal Reserve americana. Ma una manovra del genere sarebbe difficile, inutile e addirittura pericolosa. Difficile, perché la struttura della zona euro rende molto difficile la sua attuazione (la Bce dovrebbe acquistare titoli statali in base al peso delle diverse economie). Inutile, perché la liquidità in circolazione è già enorme, ma – come scriveva Keynes – il cavallo non beve, poiché manca la domanda finale. I consumi non salgono abbastanza, come gli investimenti. In queste situazioni per rilanciare la domanda occorre l’aumento della spesa pubblica. Ma l’Europa fa esattamente il contrario: fa austerità per ridurre i debiti pubblici. Pericolosa perché darebbe ulteriore impulso alla bolla finanziaria. Non a caso viene invocata dal mondo della finanza per controbilanciare i pericoli che è destinato a porre la prossima conclusione del programma della Federal Reserve.

In conclusione, la crisi dell’euro è destinata a riaprirsi e Francia ed Italia ne saranno molto probabilmente i protagonisti.

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