
"Perchè continuo a mangiare cioccolata anche se so che non dovrei?". Probabilmente è in questi istanti che l'uomo moderno si interroga sull'effettiva portata del suo libero arbitrio, ma invece è da millenni la filosofia si pone domande su quanto l'essere umano abbia effettivamente il controllo sulle sue azioni. Da qualche secolo la scienza si è aggiunta al dibattito ma, almeno per il momento, il suo intervento non sembra aver portato maggiore chiarezza. Anzi, in molti casi, ha generato ancora più dubbi.
Scelgo io o sceglie il cervello?
Tra i tanti enti di ricerca che tentano di dipanare questi dubbi è incluso il Politecnico federale di Losanna, che ha pubblicato oggi i risultati di una ricerca finanziata dalla Fondazione Bertarelli: secondo i risultati dei test infatti, sembrerebbe che lo sviluppo dell'intenzione nel cervello sarebbe direttamente collegato con gli stati fisici e, in particolare, all'esalazione durante respiro. In quel frangente infatti verrebbe emesso un peculiare tipo di segnale cerebrale, chiamato “readiness potential” (letteralmente "potenziale di prontezza"), collegato proprio con lo sviluppo dell'intenzione a svolgere determinate azioni. Il "click" insomma che ci fa afferrare la tavoletta di cioccolata prima ancora di accorgercene.
Per anni il "readiness potential" era stato indicato dagli scienziati come una possibile prova dell'assenza di libero arbitrio: esso verrebbe emesso infatti prima che nel cervello si sviluppi percezione conscia della scelta, indicando quindi come l'intenzione sembrerebbe essere asservita a un meccanismo non cosciente. Siamo quindi schiavi dei capricci del nostro cervello? Non necessariamente, recenti misurazioni hanno messo in dubbio questo fatto e la questione resta aperta. Tuttavia, quanto scoperto dal Politecnico di Losanna aggiunge un ulteriore tassello alla questione, ovvero l'influsso dei meccanismi fisiologici sulle nostre decisioni.
Tutto questo a cosa serve?
A questo punto la domanda viene spontanea: a cosa serve saperlo? La prima immediata risposta, secondo l'EPFL, è che potrebbe dare origini a studi sulla relazione tra il respiro e le scelte dei consumatori, oppure a migliorare la sintonia di vari dispositivi medici cerebrali coordinandoli con il flusso di inspirazione o espirazione. Infine, questa relazione tra respiro e azione potrebbe essere usata per curare o diagnosticare problemi neurologici come il disturbo ossessivo compulsivo, il morbo di Parkinson e la sindrome di Tourette.
Esiste infine un'altra ragione, più filosofica forse, per cui questa ricerca è importante: sembrerebbe dimostrare l'influsso del nostro corpo e delle azioni fisiche sui processi decisionali, aprendo a nuove considerazioni sul nostro effettivo libero arbitrio.
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