
Quattromila metri quadri di pannelli fotovoltaici posizionati a 36mila chilometri di quota. E’ questo l’ambizioso progetto annunciato dall’agenzia spaziale giapponese Jaxa, che “vedrà la luce” entro i prossimi 20 anni. Il sistema, stando a quanto reso noto dagli ingegneri dell’agenzia, beneficerà di speciali antenne in grado di inviare a Terra l’energia raccolta, presumibilmente sotto forma di microonde. Nello spazio, spiegano dalla Jaxa, l’energia del Sole è disponibile 24 ore su 24. Inoltre, dato che la luce non viene filtrata e mitigata dall’atmosfera e dalla presenza delle nuvole, risulta esser anche più abbondante.Solitamente un pannello solare installato a terra riesce a catturare 170 Watt per mq. Nello spazio, invece, tale quantità aumenta esponenzialmente, sfiorando i 1.371 watt a mq.Questa abbondanza di energia pulita fa per ovvi motivi gola a molti, ancor più oggi che “i limiti tecnologici di 40 anni fa non esistono più”. Mandare nello spazio un’enorme struttura ricoperta di pannelli fotovoltaici, spiega John Mankins, ex dipendente della Nasa e fondatore della Managed Energy Technology, non è più un problema. Ora l’unica difficoltà appare quella dello sviluppo di un sistema di trasmissione dell’energia, problema che gli esperti sono comunque certi di poter superare già nei prossimi anni.L’imponente progetto non è tuttavia il solo, di questo tipo, in fase di sviluppo. Già entro il 2020 la società spaziale europea Eads Astrium 2 conta di lanciare una piattaforma fotovoltaica simile ma di dimensioni ridotte. Sembrerebbe insomma che il mondo stia sempre più “pensando in verde”, mettendo in un angolo le tecnologie potenzialmente pericolose, a favore delle tante capaci di abbattere le emissioni di Co2 e aiutare l’umanità a far fronte ad una nuova futuribile crisi energetica.Tiscali notizie
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