
La stella di Matteo Renzi comincia ad appannarsi e contemporaneamente si aprono nuove voragini nei conti pubblici italiani. Dunque proprio mentre sta giungendo alla conclusione lo sfiancante tira e molla tra il Governo greco e la Commissione europea e proprio quando un default della Grecia è sempre più una prospettiva concreta, rischia di aprirsi una crisi italiana, ossia una crisi del secondo grande malato d’Europa.
Infatti dopo la sentenza della Corte costituzionale che obbliga il Governo italiano ad adeguare le pensioni all’aumento dell’inflazione, si prefigura il mese prossimo un verdetto analogo sul congelamento degli stipendi dei dipendenti pubblici.
Nel primo caso Matteo Renzi ha promesso di versare all’inizio di agosto 2 miliardi di euro, come una tantum agli anziani con una pensione inferiore ai 3mila euro lordi. Nel caso dei dipendenti pubblici che farà?
Eppure questa è una domanda essenziale per capire se l’Italia riuscirà a rispettare i vincoli di bilancio europei e se non entrerà in una spirale di sfiducia che potrebbe far salire i rendimenti dei titoli pubblici.
Nessuno si pone questa domanda, poiché si ha fiducia del vero padrone e nel contempo padrino dell’Italia, che si chiama Mario Draghi. Il presidente della Banca centrale europea, sentendo puzza di bruciato, ha già cominciato ad aumentare le dimensioni del già molto generoso programma di Quantitative Easing.
Quindi, nonostante un abbozzo di ripresa dovuto alla riduzione del prezzo del petrolio, al ribasso dell’euro e alla politica monetaria della Bce, i buchi nascosti dei conti pubblici italiani, che sono vere e proprie acrobazie contabili, possono rovinare le speranze dei cittadini del Bel Paese. Questo rischio è accentuato dalla possibilità che la crisi greca riproponga l’attenzione sullo stato di salute di Eurolandia e quindi sui conti pubblici italiani.
Questa prospettiva è credibile anche perché sembra giunta al termine la luna di miele tra gli italiani e Matteo Renzi. La crisi dei conti pubblici rischia infatti di combinarsi con un ridimensionamento dell’immagine di Governo forte che Matteo Renzi ha cercato di vendere a livello internazionale. Per questo motivo le elezioni amministrative del prossimo 31 maggio diventano un test importante. Se il Partito Democratico verrà sconfitto in Liguria e in Campania (un evento oggi possibile secondo i sondaggi) non riuscirà più ad avere la forza politica per trovare una soluzione ai crescenti buchi nei conti pubblici che si prospettano all’orizzonte.
Infatti, quello che l'ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli ha chiamato un “maleducato di talento” è infatti riuscito nell’intento di unire nella lotta al Governo la minoranza del proprio partito con le forze di opposizione, che roimangono comunque divise e in notevole difficoltà. E in queste condizioni sarà sempre più difficile vendere promesse fondate sul nulla.
Insomma, tutto sembra filare bene in Italia. L’economia dà segni di timida ripresa, vi sono segnali, peraltro contraddittori, di un aumento dell’occupazione, anche l’EXPO di Milano sembra un successo, ma all’orizzonte si prospetta una nuova sentenza della Corte costituzionale destinata ad aprire nuove voragini nei conti pubblici e a spaventare investitori stranieri e italiani soprattutto se combinata, come appare probabile, con un’uscita della Grecia dall’Unione monetaria europea.
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