
La Giulietta è davvero fatta della stessa materia dei sogni? Di primo acchito, questa dichiarazione di Uma Thurman, la testimonial della marca, fa centro. Soprattutto perché il brand Giulietta ripropone un’icona venerata dagli alfisti per aver lanciato la marca italiana a livello mondiale negli Anni ’50. E a giudicare dagli sguardi rapiti dei curiosi, il look d’avanguardia di questa compatta piace. A meno che non sia la firma visiva dei fari LED ad attirare l’attenzione. Comunque sia, la sostituta dell’Alfa 147 ha anche cuore, come afferma la bella Uma. Alla fine del sogno, la realtà è però in agguato: fin dai primi chilometri, la Giulietta dei tempi moderni, tradisce una certa anemia. Per non allontanarsi troppo dalla sobrietà promessa (5,9 l/100 km) è, infatti, propensa a viaggiare in modo compassato. Dualità inedita Si rimane effettivamente sorpresi da una sorta di assenza di sensazioni quando si guida in modo tranquillo quest’Alfa, che si adatta molto bene allo stile di guida urbano e moderato. Si ha persino l’impressione di fare un esercizio di Eco-Drive. Tanto più che si tende a passare rapidamente alle marce superiori, quindi a viaggiare a bassi regimi. Cosa che la Giulietta accetta molto bene, se si esclude una certa mancanza di tono sotto il limite del turbo. È giusto dire, tuttavia, che la sensazione di placidità è anche dovuta al lavoro svolto in materia di comfort di viaggio e insonorizzazione. Roba da inquietare gli alfisti più puri. Ma niente paura. Basta azionare la modalità Dynamic tramite l’apposito selettore cromato alloggiato sotto la consolle centrale. Come la MiTo, anche la Giulietta è infatti dotata delle tre parametrature DNA (Dynamic, Normale, All Weather) che influiscono sul comportamento, ma anche sulla risposta del motore. Improvvisamente quest’ultimo perde lo stile insipido da guida cittadina e ritrova una verve tipicamente 'Alfa'. Lo sterzo diventa più rigido, il turbo 1,4 l distilla i suoi 170 CV con maggiore spontaneità ed eccoci pronti per passare da una curva all’altra. Ludica a volontàSebbene non sia esente da alcuni difetti marginali, la Giulietta ha un comportamento davvero incisivo. La guida è molto diretta (2¼ giri del volante) e permette di inserire la vettura con grande precisione nelle curve dove la sua vivacità e agilità fanno meraviglie. Si rimane inoltre sorpresi dalle andature raggiunte da questa compatta, che può anche vantare un telaio molto ben piantato. Senza dimenticare il sistema antisbandamento (VDC) che diventa più permissivo in modalità Dynamic. A ciò si aggiunge un impianto frenante incisivo e potente. Un vero tuffo nel mondo Alfa. Il motore downsizing dalle sonorità vivaci ci mette del suo. Questa cilindrata ridotta offre però salite di regime rapide non appena si schiaccia il piede sull’acceleratore. E visto che la modalità Dynamic la fa salire di un gradino, le sensazioni sono garantite. Il bilancio ecologico di questa meccanica dalla distribuzione sofisticata rimane in chiaro-scuro. Il sogno ecologico si scontra infatti con la realtà, poiché se la Giulietta è capace di consumi dell’ordine di 6,5 l, non appena la guida si fa sportiva, questi valori esplodono. Benvenuto comunque il contributo del sistema Start-Stop di serie. Comfort in risaltoUma avrà senz’altro notato che la Giulietta non lesina in fatto di comfort per i passeggeri. Senza essere perfetti, i sedili sono infatti molto migliorati e garantiscono una posizione di guida finalmente degna di questo nome. Lo stesso dicasi per il sedile posteriore e le dimensioni del bagagliaio. Apprezzabile a qualità percepita dell’abitacolo che coniuga sportività e sobrietà, sormontato da un tetto di bella fattura. Insomma, c’è tutto per divorare chilometri su chilometri in grande comodità, tanto più che gli ammortizzatori assorbono bene le asperità. Vettura che punta sull’amore a prima vista, la Giulietta non manca di qualche difetto. I riflessi nel parabrezza, la strumentazione parzialmente nascosta dal volante, il re
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