
È sotto gli occhi di tutti il fallimento della politica economica e di quella migratoria dell’Europa. Non si possono leggere in altro modo la sconfitta della CSU e dei socialdemocratici in Baviera, il crollo dei consensi del Presidente francese Emmanuel Macron e la crescente approvazione popolare del Governo gialloverde in Italia. Ma c’è di più. Non solo la popolazione dimostra una crescente insofferenza nei confronti della politica di Bruxelles, ma l’Europa perde pezzi. Il costo delle scelte liberiste dell’Unione sono altissime e il rinnovo del Parlamento europeo rappresenterà certamente una nuova occasione per dire no a questa Europa.
Cominciamo con il responso delle elezioni nel Land della Baviera. Esse mettono in discussione la sopravvivenza della stessa Grosse Koalition su cui si regge il Governo di Angela Merkel. E’ facilmente prevedibile che l’SPD, che ha subito una sconfitta cocente scendendo al di sotto della soglia del 10%, dovrà affrontare una crisi esistenziale ed è pure prevedibile che lo storico partito socialdemocratico rimetterà in discussione la partecipazione ad una coalizione che non lo premia elettoralmente e che anzi lo punisce pesantemente. E’ pure evidente che la cancelleria Angela Merkel esce fortemente indebolita e che addirittura la sua leadership della CDU verrebbe contestata se il partito dovesse subire un’altra sconfitta nelle prossime elezioni nel Land dell’Assia. E con il crepuscolo di Angela Merkel l’Europea perde il leader in grado di smussare gli angoli e di ottenere quei compromessi (per lo più insoddisfacenti) che hanno permesso all’Unione di sopravvivere.
Nel frattempo la stella del nuovo firmamento europeo si sta rapidamente appassendo. Infatti i sondaggi segnalano una continua caduta dei consensi di Emmanuel Macron. E fenomeno ancora più grave vi è un fuggi fuggi dal Governo francese che non può essere oscurato dal rimpasto di ieri fatto di fedelissimi e di esponenti della destra. Infatti a fuggire dalla corte del “Presidente dei ricchi” sono stati pezzi da novanta come il ministro dell’interno, il socialista ex sindaco di Lione Collomb e il popolarissimo ministro dell’ambiente Hulot. Ambedue hanno accusato Macron di dirigere il Paese con uno stile autoritario e di non prestare ascolto alle opinioni altrui quando sono in disaccordo con le sue. La conclusione è ovvia: il candidato creato in laboratorio dai grandi gruppi finanziari che comandano in Europa, la faccia giovane e nuova necessaria per rilanciare il progetto europeo senza rimetterne in discussione la strategia economica, il leader dell’avvenire del Vecchio Continente non ha mantenuto le promesse e si è rapidamente appannato.
Insomma, l’Europa sta assistendo al crepuscolo dei due leader che avrebbero dovuto farle superare le attuali difficoltà e che soprattutto avrebbero dovuto rilanciare l’integrazione europea. La situazione non è migliore altrove. In Spagna vi è un Governo di minoranza, in Svezia non si riesce a formare un nuovo Governo, il Belgio è sempre instabile e persino nella piccola Estonia i turbo europeisti hanno subito una cocente sconfitta elettorale.
La crisi della politica economica europea che sta portando a questi rovesci elettorali non sta però ancora piegando i gruppi finanziari ed economici che comandano in Europa e che hanno inventato il candidato Emmanuel Macron. Sono due le indicazioni che suffragano questa tesi. La prima è l’indubbio successo elettorale dei Verdi in Baviera. Esso viene interpretato come la dimostrazione che una politica europeista e di apertura nei confronti dei flussi migratori attuata da facce nuove e giovani può raccogliere ampi consensi. Si aggiunge che non bisogna farsi imbrigliare dai sostenitori della rabbia popolare, ma proporre all’elettorato un messaggio credibile e ottimistico. Insomma, la politica è giusta; sbagliati sono solo gli involucri, ossia i vecchi partiti che non sono più credibili. Vi è quindi da aspettarsi che l’establishment cercherà di cavalcare e/o di costruire nuovi partiti e nuovi leader immemore del fallimento dell’esperienza francese fatta con Emmanuel Macron. La seconda indicazione è la politica europea di condanna delle scelte economiche del nuovo Governo italiano. Il dogma dell’austerità continua a prevalere sulle esigenze della popolazione che chiede posti di lavoro sicuri (e non precari) e un aumento del benessere dopo un decennio di pesante crisi.
In conclusione, l’establishment continua a non voler intendere i messaggi che provengono dall’elettorato e non molla la presa. Un cambiamento degli orientamenti della politica europoea sembra dunque ancora lontano.
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