
Il Consiglio federale ha intenzione di rispondere alle pressioni di Bruxelles sui regimi fiscali privilegiati che godono le holding, le società di sede e le società miste attuando una riforma complessiva delle imposte che colpiscono le imprese che dovrebbe ridurre le aliquote sugli utili delle imprese svizzere, che non beneficiano di regimi fiscali privilegiati. L’obiettivo finale è di unificare le aliquote e quindi evitare le accuse di Bruxelles di concorrenza sleale. In pratica, non esisterebbero più regimi fiscali privilegiati. Anche su questo dossier, come su quello del segreto bancario, Berna sui piega di fronte alle pressioni europee per paura di finire su una lista nera e di perdere quindi i vantaggi acquisiti con gli accordi di doppia imposizione. L’idea escogitata è comunque molto attrattiva: la riduzione delle aliquote delle imprese che operano in Svizzera rappresenta indubbiamente un incentivo a continuare a produrre nel nostro Paese. Quindi rende attrattiva la Svizzera come luogo di produzione, in un periodo in cui anche a causa del rafforzamento del franco molte imprese, attive sui mercati internazionali, hanno subito una compressione dei margini di guadagno. Quindi questa idea è sicuramente da condividere, anche perché eviterà l’emigrazione di queste società a regime fiscale privilegiato che contribuiscono non poco a riempire le casse di Confederazione, Cantoni e Comuni. Infatti le imprese a statuto fiscale privilegiato fruttano oggi 3,8 miliardi di franchi dei 7,8 miliardi di introiti dell’imposta sugli utili della Confederazione e 1,5 miliardi di franchi degli 8,5 miliardi incassati da Cantoni e Comuni. La proposta del Consiglio federale è quindi sicuramente condivisibile. Resta però senza risposta un aspetto di fondamentale importanza: come Confederazione, Cantoni e Comuni recupereranno il gettito fiscale inferiore. La diminuzione del carico fiscale delle imprese viene stimata tra un miliardo di franchi e tre miliardi di franchi. Su questo aspetto non vi è comprensibilmente alcuna risposta, anche perché il Dipartimento delle finanze deve prima preparare un messaggio da sottoporre al Consiglio federale e che in seguito verrà posto in consultazione. La questione è però decisiva. Infatti vi è una perdita di gettito di Cantoni e Comuni che Berna si dichiara disposta a compensare, almeno in parte, e poi vi è un gettito inferiore anche per la Confederazione. Ora, come tutti sanno, i conti della Confederazione sono in ottimo stato e potrebbero assorbire la perdita di introiti senza eccessive conseguenze negative. Ma l’obiettivo di tenerli in pareggio indurrà molto probabilmente ad adottare misure di risparmio per compensare il mancato gettito fiscale, anche perché la situazione finanziaria delle casse federali – stando a Berna – sta peggiorando e non migliorerà presto se l’economia europea non uscirà dall’attuale grave crisi. Quindi, per dare un giudizio sulle proposte del Consiglio federale bisognerà capire in quali settori si proporrà di risparmiare. E’ sperabile che ciò non avvenga sulle assicurazioni sociali che sono state e sono ancora oggetto di provvedimenti di risparmio e che sono decisive per attutire gli effetti della crisi destinata a sentirsi sempre più anche in Svizzera. Se la questione delle società a statuto speciale è destinata a risolversi, non è così per il segreto bancario. Ci aspettano infatti mesi e anni di difficili trattative con Bruxelles dopo la decisione dell’Unione Europea di avviare le trattative con la Svizzera e con altri Paesi con l’obiettivo di rivedere l’attuale accordo sulla fiscalità del risparmio e per giungere allo scambio automatico di informazioni in materia fiscale. La posizione negoziale della Svizzera appare molto debole non solo a causa dell’accordo concluso con gli Stati Uniti, ma soprattutto perché si è rotto il fronte interno. Il Consiglio federale parla di strategia del denaro dichiarato, le grandi banche elvetiche hanno annunciato che non accetteranno più soldi di clienti che non siano in regola con le autorità fiscali del loro Paes
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