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La Banca Nazionale gioca d'anticipo
Redazione
13 anni fa
Per la paura delle conseguenze di un aumento del costo del denaro sui bilanci delle banche attive nel mercato ipotecario

La bolla speculativa del mercato immobiliare svizzero sta diventando sempre più grande ed è giusto quindi che la Banca Nazionale Svizzera consideri la Banca cantonale di Zurigo un istituto che pone un rischio sistemico e che presto la stessa sorte possa toccare alle Raiffeisen. Il timore non è causato dalla possibilità di un’imminente scoppio di questa bolla, ma dalle gravi conseguenze che un possibile aumento del costo del denaro potrebbe avere sulle banche più esposte sul mercato immobiliare che hanno concesso negli ultimi anni una grande quantità di ipoteche a tasso fisso.

Il timore di una pericolosa bolla speculativa nel mercato immobiliare elvetico ha contagiato anche UBS, che recentemente ha comunicato di ritenere questo mercato eccessivamente surriscaldato. E infatti oramai da anni in Svizzera si sta costruendo a più non posso per rispondere ad una domanda di abitazioni cresciuta a causa dell’arrivo di circa 80mila nuovi immigrati cui deve aggiungersi la domanda costituita dagli stranieri che vogliono avere una casetta nel nostro Paese sia a scopo di investimento soia perché vogliono cautelarsi contro l’incertezza politica e soprattutto fiscale (vedasi Italia) dei loro Paesi. A questa domanda suppletiva si deve sommare quella interna dovuta a crescente numero di famiglie che vogliono sfruttare i bassi tassi ipotecari per comprarsi una casetta o un appartamento. Il risultato è che non solo si costruisce molto, ma che i prezzi degli immobili continuano a salire e hanno raggiunto livelli preoccupanti. Lo scoppio di questa bolla immobiliare non è comunque imminente, poiché la domanda continua ad essere sostenuta e poiché coloro che hanno sottoscritto un prestito ipotecario hanno utilizzato i tassi fissi e sono quindi protetti per un certo numero di anni da un eventuale aumento del costo del denaro.

Non sono invece protetti i bilanci delle banche da un eventuale aumento del costo del denaro. Infatti gli istituti non coprono interamente i crediti ipotecari per l’intero periodo durante il quale garantiscono un tasso fisso. Abitualmente è coperta solo una parte (da un quarto ad un terzo), mentre per la parte rimanente le banche si rifinanziano sul mercato a breve per ottenere margini di guadagno superiori. Quindi un aumento del costo del denaro potrebbe creare grossi guai agli istituti attivi nel mercato ipotecario. E’ soprattutto per questo rischio che la BNS considera la Banca cantonale di Zurigo un istituto che pone un rischio sistemico. Infatti l’istituto zurighese (il terzo per grandezza in Svizzera) concede l’8% dei crediti a livello nazionale e il 35% dei crediti a livello cantonale. Sempre per questo timore la BNS si prepara ad estendere questa misura cautelativa alle Raiffeisen. Ciò vuol dire che questi istituti dovranno ricapitalizzarsi arrivando ad avere un rapporto tra mezzi propri e mezzi forniti da terzi (il famoso leverage ratio) del 4,5%.

La Banca cantonale di Zurigo presenta altri due rischi. Il primo riguarda l’entità della multa che sarà costretta a pagare agli Stati Uniti; il secondo è che ultimamente si è trasformata in una specie di bisca poiché ha un’esposizione in derivati superiore ai 400 miliardi franchi. Come sempre, questo genere di attività è abitualmente molto redditizio, ma diventa estremamente pericoloso in periodi di forti tensioni sui mercati finanziari. Ed è quanto sembra profilarsi all’orizzonte a causa di mercati azionari che stanno sfidando la forza di gravità, ma che potrebbero essere alla vigilia di una violenta correzione soprattutto se la banca centrale americana deciderà di cominciare a ridurre il ritmo al quale ogni mese stampa 85 miliardi di dollari. Se ciò dovesse avvenire presto, la decisione della BNS di considerare l’istituto zurighese “too big to fail” si rivelerà troppo tardiva.

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